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Teenage Mutant Ninja Turtles: The Cowabunga Collection – Recensione

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4.5
(2)
It’s pizza’s time!

Ammetto che il mio feticisimo per tutto ciò che concerne le Teenage Mutant Ninja Turtles ha pochi eguali, se non altro perché difficilmente mi ritengo fan di qualcosa; ma quando si tratta delle tartarughe, beh… forse, la mia risolutezza, in tal senso, vacilla.

Specie ora, che grazie ad un gioco qualitativamente eccelso come Shredder’s Revenge (qui la recensione), il franchise sta vivendo una vera e propria seconda giovinezza e – ribadisco ora – che la Cowabunga Collection è finalmente giunta sulle nostre piattaforme. Una raccolta, questa, che comprende tutte le apparizioni in ambito videoludico (di stampo arcade per la maggiore) che le ha viste assolute protagoniste dal 1989 al 1993 (con produzioni – in verità – alle volte altalenanti); parliamo difatti di ben 13 classici (che potete consultare al seguente indirizzo) riproposti con numerose aggiunte volte a migliorarne l’esperienza.

Teenage Mutant Ninja Turtles

Possibilità quali riavvolgere la partita per evitare l’ennesima cappellata commessa; salvare ovunque, sempre e comunque, per riprendere il proprio cammino quando meglio lo si crede; sbloccare obiettivi di volta in volta o addirittura giocare online e in locale con nuovi amici (o perché no, con quelli di sempre). Sono trovate congeniali, specie se consideriamo le strutture dei vari titoli. È vero che perlopiù sono facilmente completabili in una manciata di ore, ma viste le comodità offerte oggi dal mercato era impensabile non ritrovare tali aggiunte (o quantomeno mezza) all’interno di questa collection; e poi volete mettere la figata di rigiocarsi quasi un quinquennio di roba su un unico dispositivo, nonché qualcosa che ha segnato per buona parte la nostra infanzia (di sicuro la mia)?

Non scherziamo, dai: una figata che profuma di nostalgia e una collezione che ogni appassionato delle Teenage Mutant Ninja Turtles, ad onor del vero, vorrebbe possedere.

Su questo non ci piove.

Ci sono infatti un sacco di oggetti extra da sbloccare e tante nuove informazioni da apprendere, al suo interno. I fanatici magari non faranno fatica a riconoscerne ogni riferimento, ma per tutti coloro i quali si sono avvicinati al brand da poco, ci sarà di che sorprendersi. Si passa infatti dalle copertine dei fumetti alle scan originali (di cover e manuali) dei vari giochi in questione; dalle raffigurazioni di alcune di queste nella loro versione giapponese fino ad arrivare alla sezione dedicata ai filmati. Insomma, c’è un mondo immenso da esplorare che potrebbe, da solo, valere almeno la metà del costo del biglietto (che si attesta sulle 40,00 cucuzze in versione digitale e 45,00 melanzane per la versione retail). Perché forse le lacune più evidenti di questa Teenage Mutant Ninja Turtles: The Cowabunga Collection più che di natura tecnica, sono rappresentate dai giochi proposti al suo interno dove, eccezion fatta per Turtles In Time e poco altro, non è che vi siano poi produzioni così irresistibili; alcune, a differenza dei sopracitati non lo erano nemmeno al tempo, figuriamoci oggi.

Teenage Mutant Ninja Turtles

Le lancette scorrono per tutti e ovviamente – con il loro scorrere – si tende ad invecchiare; c’è chi lo fa meglio di altri e chi invece mostra, inesorabilmente, le (tarta)rughe sul proprio viso. È il caso, questo, di alcuni titoli proposti nella collezione come Tournament Fighters e Fall of the Foot Clan ad esempio; non eccezionali prima ed invecchiati male, ora.

È chiaro però come questo non rappresenti un vero e proprio problema laddove si fosse dei retrogamer accaniti, o qualora vi si volesse passare al setaccio ogni cunicolo di quelle acquitrine fogne in cui vivono le testuggini verdi; nate nell’84 dalle matite di Kevin Eastman e Peter Laird. Piuttosto è lecito – giustamente – mettervi al corrente che non tutto ciò che luccica (e le rappresenti) sia oro, e che, per quanto presente, non è che poi mi abbia entusiasmato molto la possibilità di giocarsi i giochi in 16:9 (oltre che in 4:3). Più che altro perché invece che adattare in maniera naturale l’immagine allo schermo, viene stiracchiata un tantino troppo, finendo dunque per incappare in quell’allungamento (non quello, malpensanti) che ne compromette tutta la resa visiva.

Teenage Mutant Ninja Turtles

Mi chiedo pertanto se non fosse possibile fare di meglio in tal senso, ma tant’è; non è il mio campo questo e non posso sapere se vi siano state riscontrate delle difficoltà nell’adattamento di ogni singolo prodotto. Se vi steste chiedendo però qual è lo spettro – o meglio –, il raggio d’azione in cui agisce la Cowabunga Collection e lo stile di gioco che si respira al suo interno, beh… sappiate che trattasi di beat’em up, beat’em up e ancora beat’em up; con quelle poche eccezioni rappresentate dal picchiaduro di turno (tipo Tournament), e dai tie-in per Game Boy (tipo Back From The Sewers), che sono più platform che altro.

Insomma, qualora propendeste per un suo acquisto, sappiate che il buon 60/70% è composto da giochi di quello stampo lì e che, se non siete dei veri e propri fautori, potreste cadere in un limbo fatto di monotonia e tasti da smashare come forsennati.

So bene che certe cose non sono per la massa, come è giusto che sia, perciò è necessario più che mai farlo presente.

Lo scopo di questa raccolta d’altronde è sì quello di voler parlare a tutti, ma è scontato che di questi tutti, molti, non saranno in grado di riconoscerne il valore; un valore ludico culturale che giocoforza porta dietro di sé, e a più riprese, il peso degli anni.

Se ciò sia frutto, o meno, di una mera trovata commerciale però, non sta a me dirlo; anche perché reputo tali operazioni (nei dovuti limiti) giuste e necessarie per far apprendere alle presenti generazioni ciò che ci ha istruito e guidato sin da piccoli.

Se parliamo poi delle Teenage Mutant Ninja Turtles che oltre ai videogiochi ci hanno accompagnato con le loro avventure attraverso numerosi media, tutto assume un valore ancora più elevato.

Per quanto mi riguarda, dunque, un’operazione del genere – o come Shredder’s Revenge – è fondamentale per tastare l’interesse attorno a questo intramontabile brand, e per far sì che un domani si possa godere di un tie-in dal budget più corposo; qualitativamente migliore. Pertanto, qualora arrivasse realmente qualcosa di simile a quanto fatto dai ragazzi di Rocksteady con la serie Arkham di Batman, avremmo di che gioire; e anzi, a quanto pare – visto che la notizia è di qualche giorno fa – non dovremmo poi attendere molto, dato che pare essere in programma un annuncio “grosso” in tal senso.

Vero, Nickelodeon?

Ad ogni modo è tutto in rampa di lancio, tocca solo trovare il trick giusto, come i quattro fratelli verdi che se la spassano sullo skate, in giro, tra le fogne di Manhattan; e la Cowabunga Collection è il giusto rimedio – al momento giusto – di cui necessito per ingannarne l’attesa.

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CONCLUSIONI
Overall
7/10
7/10
  • GRAFICA - 6.5/10
    6.5/10
  • GAMEPLAY - 7/10
    7/10
  • AUDIO - 7/10
    7/10
  • LONGEVITÀ - 7/10
    7/10

IN SINTESI

Teenage Mutant Ninja Turtles: The Cowabunga Collection è sicuramente la miglior occasione per far sì che anche le nuove generazioni apprendano la genesi dei numerosi tie-in a tema Tartarughe Ninja; così come lo è per i fan avere in un unico pacchetto, e sul proprio ecosistema preferito, un pezzo di storia. Consapevole del fatto che alcuni dei titoli presenti nella collezione non siano propriamente eccelsi ma lontani dalla qualità di Turtles in Time, ne consiglio comunque l’acquisto, poiché attraverso questa apprenderete nuove informazioni sul suo universo e ne capirete meglio la loro provenienza. Le aggiunte non mancano, così come i contenuti, anche se alcune cose – va detto – andavano sviluppate meglio. Quaranta o quarantacinque euro (a seconda della versione digitale o pacchettizzata) potrebbero essere troppi per alcuni o il giusto prezzo per altri: sta a voi decidere; purché siate consapevoli di ciò a cui state andando incontro e scendendo a patti con quanto rimarcato in sede di recensione.


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Gennaro Schiavelli

“Non vuoi niente. Non credi in niente. Il futuro è il tempo che ti rimane prima di finire un videogioco. Non credi nella vita dopo la morte e hai poca fiducia nella vita in generale. L’unica cosa che sai per certo è che non vuoi le stesse cose dei tuoi genitori.”