Metroid Dread: il ritorno esplosivo di Samus Aran – Recensione

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E mentre l’attesa per Metroid Prime 4 diventa sempre più sfibrante, Nintendo ha pensato bene di far tornare in scena Samus Aran; e non con una remastered o remake (che già abbiamo), bensì con un capitolo canonico nuovo di zecca. Il sequel dello splendido Fusion uscito nel lontano 2002 su Game Boy Advance. Quel quinto episodio ormai dato per spacciato. Finalmente, dopo diciannove lunghi anni, la serie principale in 2D ritorna in auge e lo fa con un gioco meraviglioso: Metroid Dread.

Ho atteso impazientemente la nuova opera co-sviluppata da MercurySteam e Nintendo sotto la guida del producer, Yoshio Sakamoto. Non vedevo l’ora di vivere questa nuova esperienza con la cacciatrice più cazzuta della galassia, tant’è che appena mi è arrivata la collector’s edition non ho esitato un istante… Certo, in realtà ci sarebbe da sottolineare come abbia passato il day one principalmente a polemizzare sui social per una questione ormai talmente tanto chiacchierata sul web che non mi va manco di parlarne (d’altronde non sarebbe nemmeno la sede più appropriata).

Metroid Dread

La notte giunge – quella che dicono porti consiglio –, inserisco la cart nello Switch, riscatto i punti oro e faccio partire il gioco. Quasi non ci credo che sto per vivere una nuova avventura con la mitica Samus. E invece così è; la pura realtà. Fin dai primi istanti di gameplay tutto è così bello, veloce, adrenalinico. Il comparto tecnico è davvero possente e fa subito vedere i muscoli della console ibrida, mostrando il fianco a qualche scatto in rarissime circostanze. Per il resto ci si ritrova dinanzi ad un prodotto che sfoggia con eleganza i suoi 60fps granitici con animazioni che dire superlative è troppo poco. Mi viene difficile anche spiegarvelo: è pura gioia audiovisiva. Non da meno la direzione artistica, che può lasciare un po’ straniti sulle prime battute, complice forse l’abitudine di vedere Metroid in pixel art, ma varietà e qualità non mancano. Tutto è realizzato con grande stile, presentando un livello di dettaglio incredibile, sebbene non manchino alcuni piccoli compromessi per far sì che la produzione possa girare senza intoppi. Notevole anche l’utilizzo dei colori, il sistema di illuminazione, gli effetti particellari. Insomma, una vera bomba. Se c’è però qualcosa che non mi ha convinto appieno – escludendo le fiammelle realizzate in bassa risoluzione con un frame rate inferiore a tutto il resto – è la lava che ritroviamo nei luoghi incandescenti. La colorazione è forse fin troppo accesa e visivamente risulta non proprio il massimo, a differenza invece dell’acqua che è di tutt’altro spessore.

Se nel comparto tecnico Metroid Dread è un piccolo gioiellino, considerando soprattutto l’hardware sul quale gira, ciò che porta alla massima esaltazione è il puro gameplay. Senza troppi fronzoli, la nuova avventura di Samus Aran è Metroid all’ennesima potenza, così come molti di noi hanno imparato a conoscerlo – ed amarlo – con il leggendario capolavoro per Super Famicom. A differenza di Fusion e del remake per Nintendo 3DS, Dread risulta meno guidato, proponendo un’esplorazione libera, tipica delle origini di questa serie, senza però mai risultare troppo dispersiva e indicandoti velatamente il percorso sulle prime. Ciò evidenzia una cura e uno studio nel level design veramente eccezionale e certosino, tant’è che nemmeno qui mancheranno modi per bypassare ostacoli prima del previsto e raggiungere così dei luoghi senza i potenziamenti appositi. A tal proposito Nintendo e MercurySteam addirittura premiano l’ingegno di quei videogiocatori che guardano fuori dagli schemi (non mancano video a tal riguardo che molti di voi sicuramente avranno già visto, ma per tutti coloro che ne sono all’oscuro scelgo comunque il silenzio).

Metroid Dread

Che bella poi la componente action, tanto da spronarmi ad ammazzare SEMPRE qualsiasi nemico in ogni stanza che visitavo (più e più volte). Diventa un po’ come una droga e, potenziamento dopo potenziamento, ne vuoi sempre di più. Oltre al parry, introdotto in Samus Returns – ma qui migliorato –, in Metroid Dread troviamo persino il dash. Io ho fatto onestamente i salti di gioia una volta ottenuta tale abilità, perché amplia notevolmente gli approcci al gameplay; una meccanica inserita con cura, capace di regalare molteplici soddisfazioni. Che dire poi delle boss fight? Davvero epiche e straordinarie; un immenso piacere da affrontare. Il livello di sfida è notevole e qualche scontro saprà regalare pure dei grattacapi. Mi ripeterò, forse, ma è tutto così bello in questo nuovo episodio di Metroid che è difficile non restare con la bocca spalancata dallo stupore. D’altronde il prodotto fa il suo e si evolve in continuazione, senza mai esaurire le idee; al contrario, anzi, quando credi di aver visto tutto, Metroid Dread ne ha ancora e ancora; fino alla fine. Davvero incredibile! Ho soltanto accusato giusto la mancanza di alcuni elementi tipici della saga, che eviterò però di scrivere per non spoilerare nulla (vi dico solo che vi è una motivazione narrativa dietro a questa scelta). È comunque qualcosa di molto personale che magari ad altri peserà meno. Ovviamente questo non va ad influire sulla valutazione di Dread, né tantomeno ha mutato il mio indice di gradimento del titolo.

Tutto funziona dunque alla perfezione, in un level design imbastito a regola d’arte che sfoggia la sua brillantezza via via che si acquisiscono le abilità, con una componente action ed un sistema di controllo che portano il brand irreversibilmente ad uno step successivo. Non si può proprio tornare più indietro. E se pensate che gli E.M.M.I. possano rovinare l’intensità del ritmo e delle esplorazione, beh… siete fuori strada. Questi robot sono un’altra delle novità di Metroid Dread e, come avrete visto già nei trailer, danno la caccia a Samus Aran, andando a creare una sorta di dualità tra l’essere cacciatore e preda. L’opera inverte il tipo di approccio in una maniera sempre raffinata, mai invasiva. I game designer hanno pensato bene di relegare gli E.M.M.I. in aree specifiche così da non doverseli trovare ovunque nella mappa andando a rovinare di fatto l’esperienza. Con loro è bene muoversi in maniera stealth per non farsi scovare, anche se molto probabilmente vi capiterà più spesso di fuggire a gambe levate. Grazie ai controlli impeccabili e al design di queste aree, le fughe risultano a dir poco meravigliose. Un unico appunto mi sento di muovere sugli E.M.M.I., considerando in particolare il titolo in copertina: trasmettono ansia e angoscia soprattutto nelle fasi iniziali, ma a lungo andare l’atmosfera un po’ si perde e tenendo conto pure di alcune scelte di game design si sarebbe potuto osare persino di più. Proprio in questi giorni ho infatti ultimato Fusion: nelle sue poche apparizioni, SA-X incute decisamente maggior terrore. Un altro aspetto dove il capitolo GBA risulta imbattibile è nella caratterizzazione dei personaggi e nella qualità del racconto; semplicemente il meglio che la saga 2D abbia offerto sino ad oggi, sebbene in Dread non manchino comunque dei momenti indimenticabili e qualche colpo di scena inaspettato, raggiungendo quella giusta dose di epicità che di certo non guasta.

Metroid Dread

Volendo trovare qualche altro pelo nell’uovo in Metroid Dread, mi sono piaciute tantissimo le battaglie con i mid boss, ma lo sforzo per contraddistinguerle è stato minimo. Anche qui si poteva fare un po’ meglio, sebbene restino ugualmente appassionanti. I tempi di caricamento tra un’area e l’altra possono risultare lunghetti in alcuni casi (a volte ci mette meno, non chiedetemi il motivo); se questo inizialmente non pesa, poiché si passa molto tempo nei vari luoghi, nelle fasi avanzate – quando ci si sposta senza sosta, insomma – li si accusa di più. Nota di merito invece alla colonna sonora che nel complesso regala tracce di un certo livello, enfatizzando i momenti importanti del gioco, non facendosi mancare qualche riarrangiamento dei grandi classici che farà la gioia degli appassionati nostalgici. Peccato solo per i brani appartenenti alle aree che, svolgendo un lavoro più di atmosfera, non riescono a restare impresse nel cervello come ad esempio fanno Low Brinstar e Low Norfair (giusto per citarne due). L’accompagnamento musicale resta comunque di spessore, funzionale al contesto e alle ambientazioni, pertanto il lavoro di Kenji Yamamoto e compagni rimane più che solido. Al netto di qualche lieve piccolezza, vi dico che Metroid Dread va assolutamente giocato (e rigiocato): divertimento, sfida e adrenalina assicurati. Una gioia sia sul grande schermo che in portatile (peccato non averlo potuto provare su OLED). E per i completisti, sappiate che ritroverete pure qui le tipiche sezioni fuori di testa per raccattare upgrade, alcune delle quali capaci di far tirar giù qualche santo; ma in fondo è anche questo ciò che vogliamo da un Metroid.

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CONCLUSIONI
Overall
9.2/10
9.2/10
  • GRAFICA - 8.9/10
    8.9/10
  • GAMEPLAY - 10/10
    10/10
  • AUDIO - 8/10
    8/10
  • LONGEVITÀ - 9/10
    9/10

IN SINTESI

Samus è tornata! Basterebbe questo per concludere il paragrafetto dedito alle conclusioni. Volendo invece scrivere qualcos’altro, sappiate che Metroid Dread è pura apoteosi. Un titolo fantastico, capace di equilibrare sapientemente vecchio e nuovo in un’esperienza dal sapore innovativo col retrogusto della vecchia scuola. Nintendo ha fatto centro, e in un mercato oggi pregno di metroidvania, la serie che ha dato i natali al sottogenere (insieme a Castlevania: Symphony of the Night) dimostra quanto abbia ancora tantissimo da dire e come tutti gli altri debbano trarre insegnamento. L’attesa è stata lunga, diverse le cancellazioni del progetto, ma ora è finalmente qui e n’è valsa la pena. Tra le migliori produzioni per Nintendo Switch. Ed ora non resta che aspettare (impazienti) Metroid Prime 4.

See you next mission!


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Ismaele "Isma92" Mosca

Appassionato di videogiochi sin da piccolo, al punto tale da portarlo nel tempo a scrivere per circa dieci anni per il settore videoludico. Dopo aver lasciato tutte le testate per le quali scriveva, eccolo intraprendere una nuova avventura sulle pagine di Pushbutton.it, piccola realtà nata dalla sua mente e quella di due grandi compagni di viaggio, nonché cari amici: Gennaro Schiavelli e Antonio Rodo. Retrogamer incallito e musicista, ama la pizza e la cultura nipponica ed è pronto a raccontarvi e condividere tutto quello che gli passa per la testa.