Tales of Arise – Recensione di un’epopea

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Una tra le più longeve ed amate serie di J-RPG torna sugli scaffali di tutto il mondo con un nuovo capitolo completamente inedito: Tales of Arise. Al contrario dei predecessori, questo episodio si è mostrato come il punto più alto dell’intera saga e in questa recensione – priva di spoiler sulla trama – vogliamo raccontarvi non solo la nostra personale esperienza, che è durata davvero tantissimo, ma anche quelle che sono state le nostre emozioni durante lo scorrere delle ore di gioco. Analizzeremo insomma quello che ci ha lasciato Tales of Arise e di come abbia fatto breccia nei nostri cuori, bisognosi di un’avventura che sapesse toccarci nel profondo sia nel comparto narrativo che nel gameplay.

Tales of Arise

Il J-RPG che ci meritiamo

Tales of Arise srotola il suo canovaccio mettendo il giocatore a conoscenza di un conflitto interplanetario; per trovare una similarità con la nostra storia, si fa largo una situazione simile allo sterminio avvenuto per mano dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel mondo fantasy di Tales of Arise i cittadini del pianeta Dahna vengono infatti schiavizzati e costretti a lavorare dal popolo dei renani (gli abitanti di Rena), il pianeta gemello. I renani sono una civiltà estremamente avanzata e dai dahnani vengono venerati come Dei. Quest’ultimi vengono inoltre sfruttati da più di trecento anni e il loro lavoro senza diritto né riposo consiste nell’estrarre energia astrale per alimentare i Lord bramosi di potere sull’intero pianeta. Trattasi di cinque signori e ognuno di essi non solo comanda una buona porzione del globo, ma possiede un proprio nucleo astrale che necessita di continua alimentazione.

Tra questi discriminati e sfruttati lavoratori c’è Alphen (chiamato Maschera di Ferro), un giovane ragazzo dal cuore puro che non ricorda nulla del suo passato ed indossa una maschera di metallo impressa sul volto. Il suo corpo non avverte alcun dolore, pertanto si sacrifica molto spesso per il prossimo mettendosi dalla parte dei più deboli. Nonostante non avverta dolore, il suo corpo risente dei continui soprusi ed abusi da parte dell’esercito renano e finisce frequentemente a curarsi attraverso il dottore dell’accampamento.

Tales of Arise

Alphen fa presto conoscenza con una ragazza renana di nome Shionne; quest’ultima si rivelerà una vera e propria Lord, in quanto anch’ella in possesso di un nucleo astrale (del fuoco). Alphen è l’unico non solo in grado di toccare Shionne senza provar dolore a causa della maledizione della ragazza, ma riesce pure ad estrarre dal nucleo la Spada Ardente, un’arma di straordinaria potenza. È dunque così che i due protagonisti danno vita alla loro epopea, come nella migliore tra le fiabe: due esseri tanto diversi per un fine comune, chiamati a sgominare insieme il totalitarismo e lo sfruttamento renano e a far risorgere dalle ceneri vecchie di trecento anni un popolo rimasto schiacciato per troppo tempo. Al party si uniranno diversi personaggi, ognuno di essi con un background davvero ben scritto e completo.

Tales of Arise è una continua critica nei confronti della discriminazione, dell’oppressione e della privazione della libertà. Nonostante il significato si faccia largo a metafore e allegorie, rimane tutto estremamente chiaro al fruitore. Un argomento attuale più che mai, a cui viene riposta particolare attenzione durante tutta la sceneggiatura dell’opera, ponendoci a diverse riflessioni durante l’avanzare della storia. Insomma, un racconto ben scritto che si lascia fruire con estremo piacere e fluidità, senza mai affaticare l’animo del giocatore, facendosi anzi amare soprattutto grazie a dialoghi e scoperte attraverso missioni secondarie e descrizioni varie che, ancor più, ci hanno fatto immergere totalmente in questo mondo così bello e fantasioso.

Tales of Arise

Il punto di non ritorno

La serie Tales of dopo gli ultimi capitoli aveva bisogno di una svecchiata, in particolare sul versante tecnico e ludico. Quest’ultimo capitolo segna un passo in avanti che ci auguriamo Bandai Namco non abbandoni. Il gameplay risulta davvero intuitivo ed estremamente dinamico, al limite tra combattimento a fasi ed action. Lasciatevi alle spalle qualsiasi ricordo della staticità, qui si combatte attivamente ed insieme agli altri personaggi. Tra colpi incantati che quasi rimpiazzano gli incantesimi, schivate che innescano qualche secondo di moviola per infliggere un contrattacco in combo, la rottura di difese nemiche grazie a più combinazioni di attacchi in tempo reale, possiamo certamente affermare che in Tales of Arise non si dia mai spazio al tempo sacrificando la frenesia.

Un’altra novità è l’Attacco Boost, un’ottima occasione per chiamare una mossa speciale e peculiare non solo del protagonista, ma anche degli altri membri del party, riuscendo quindi – se avete la fortuna dalla vostra parte – a ribaltare la situazione e l’esito del combattimento. Tales of Arise ci confeziona il miglior combat system dell’intera saga ed insegna quanto il GDR di stampo classico sia una tipologia di gioco che ancora può evolversi accontentando davvero tutti, senza stravolgere la solidità di un gameplay che ha fatto la storia, ma soprattutto potenziare quelli che sono i punti di forza che già abbiamo potuto conoscere nei decenni scorsi.

Tecnicamente questo episodio è un passo avanti a tutti i precedessori; ciò è dovuto ad un implemento magistrale dell’Unreal Engine 4 che ottimizza il gioco ad un frame rate granitico a 60fps in qualsiasi circostanza (giocato su PC). L’implemento del cel-shading sui personaggi li impreziosisce, ma senza snaturare lo stile riconoscibilissimo del maestro Minoru Iwamoto, sia durante le scene di vero e proprio gameplay che nelle cinematiche. Quest’ultime suddivise in filmati full anime e in render di gioco in tempo reale, mostrandosi meravigliose in entrambi i casi con una regia spettacolare degna delle migliori serie nipponiche sul mercato. Le ambientazioni fantasiose e memorabili si diramano in un environment open zone completamente esplorabile dal giocatore, ma sempre ricco di dettagli e mai spoglio o ripetitivo.

Un plauso va anche ad una colonna sonora immersiva e davvero meravigliosa; una varietà di sinfonie che si dirama in ben quattordici tracce orchestrali che ci accompagnano per tutta la durata del titolo, magistralmente realizzate da Motoi Sakuraba più l’intro, “Habana”, suonata e composta dalla band J-Rock, Kankaku Pierrot.

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CONCLUSIONI

Tales of Arise è un tripudio di critica sociale, storia degna di un colossal nipponico e un gameplay divertentissimo e mai stancante. Un prodotto di una caratura davvero alta e che siamo certi possa venir apprezzato anche da chi non conosce approfonditamente la serie. Bandai Namco ha segnato un nuovo capostipite del brand a cui fare riferimento; a nostro parere uno dei migliori J-RPG attualmente in commercio in scala mondiale e merita tutta la vostra attenzione.


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Lorenzo Longoni

È un collezionista letteralmente ossessionato dai videogames. Il suo obiettivo è diventare un po' l’Alberto Angela e un po’ la Chiara Ferragni del mondo videoludico. Sogna in futuro di combinare il lavoro di giornalista e divulgatore a quello di sviluppatore.