Soulstice – Recensione

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La città sacra di Ilden ha bisogno di noi

Vi avevo già parlato di Soulstice qualche settimana addietro, se vi ricordate (qui l’articolo); grazie alla demo resa disponibile su Steam, ero riuscito a farmi un’idea ben precisa su quella che potesse essere l’opera targata Reply Game Studios (autori tra gli altri dell’ottimo Joe Dever’s: Lone Wolf). Ad un passo dalla release ufficiale, dunque, eccomi di ritorno dalla città sacra di Ilden, teatro di molte battaglie, pronto a raccontarvi la mia personale esperienza al servizio di Briar e Lute, le due sorelle protagoniste del gioco.

La misteriosa comparsa di un enorme squarcio nel cielo vede infatti le due “Chimere” (guerrieri nati dalla fusione di due anime) indagare sull’accaduto per volere dell’Ordine della Lama Cinerea; attraverso un vortice in cui la corruzione regna sovrana e dove il pericolo è sempre in agguato. In un calderone fatto di viaggi introspettivi, alla ricerca dei propri demoni e del proprio passato, assisteremo ad un racconto che – seppur facilmente interpretabile – saprà regalare qualche gradito colpo di scena; grazie ad una trama che si sviluppa per gradi, sapientemente scritta, e capace di tenere il videogiocatore incollato allo schermo.

soulstice

Mai mi ero ritrovato di fronte ad un titolo hack ‘n’ slash dal background così profondo e ben narrato – bisogna ammetterlo –, capace di indottrinarmi il proprio credo per circa venticinque ore e passa di gioco. Opere come Devil May Cry, Bayonetta, o i primi God of War. infatti, hanno sempre faticato a mantenere il passo sotto questo aspetto. Sì, hanno narrato gesta rimaste impresse oramai nell’immaginario di tutti, questo è fuori discussione, ma difficilmente ho assistito a quella pulizia di pensiero di cui Soulstice si avvale. I temi trattati al suo interno sono molteplici, ma non si avvinghiano tra di loro rischiando di ingarbugliarsi; nient’affatto. Piuttosto tessono una perfetta ragnatela che, grazie al proprio estro, ti cattura.

Non è certo tra le cose più originali mai viste, ed i riferimenti a manga quali Claymore e Berserk – volendo – si sprecano; ma funziona. E quando una cosa funziona così, in maniera del tutto fluida ed omogenea, cosa voler chiedere di più, scusate? D’altronde il ritmo è incalzante e crescente, con giusto alcuni piccoli passaggi a vuoto nella parte centrale che potevano magari essere dosati diversamente.  Nulla di cui preoccuparsi, comunque, dato che quasi ogni opera presente nel panorama mostra queste piccole criticità, specie se longeva.

Perché, come dicevo poc’anzi, l’egemonia di Briar e Lute mi ha sottratto alla realtà per circa venticinque ore (e pure qualcosina in più), tra pensieri che s’infittiscono e dubbi che si palesano; già – in verità – annusati in sede di provato. Perché in fondo la sua natura action e il suo prendere come ispirazione titoli più blasonati è riuscito sì a regalarmi delle buone sensazioni, ma non completamente. Detto ciò, però, procediamo per gradi; così che possa descrivervi meglio e in maniera più dettagliata cosa mi ha convinto e cosa no.

Innanzitutto, ogni atto presente in Soulstice è suddiviso in capitoli e ricalca, non solo quella formula già ammirata nei giochi di Capcom e Platinum Games, ma anche il suo volerti premiare; nei modi tanto quanto nello forma.

Al finire di ogni battaglia verremo infatti ricoperti con medaglie di diverso valore e grado in base allo stile utilizzato, al tempo impiegato per concludere uno scontro e così via. Accumulando un punteggio che – una volta conclusosi il livello corrente – farà la media dei premi ottenuti, riceveremo un quantitativo di frammenti di cristallo rossi e celesti (ottenibili anche in altri modi) che serviranno a potenziare le due Chimere presso l’ormai noto mercante, che compare in tutti i giochi di questo stampo, o prima di iniziare un nuovo capitolo.

Ottenere un punteggio adeguato e che soddisfi le vostre aspettative non sarà per niente semplice; questo a causa di un combat system che a grandi linee funziona, ma che è lungi dall’essere perfetto e privo della pulizia, e della grazia, che siamo stati abituati a vedere altrove. Partendo da una telecamera che continuo a ritenere inadatta e incapace di seguire l’azione a schermo nelle fasi più concitate, passando al feedback dei colpi che funziona a tratti (e che palesa evidenti imperfezioni) e concludendo con un sistema di combo che, di arma in arma, non accenna a mutare.

A seguito di quanto appena detto mi domando quindi, come mai, si sia deciso di rendere la telecamera libera negli scontri (abbandonando difatti la bellezza delle inquadrature fisse di cui il gioco si avvale)? E perché non dedicare più tempo e maggiore rifinitura ad un combat system che, forse forse, lo necessitava? Non si tratta di piccolezze su cui poter chiudere un occhio, purtroppo, poiché il titolo è frenetico e fa leva proprio su questi aspetti, andando difatti a minare quello che sarebbe potuto essere il risultato finale.

Ed è un peccato, maledizione.

Perché poi ti addentri in Soulstice e vedi che a lungo andare c’è tanta sostanza mista a qualità, e t’incazzi; quando tutto si amalgama, la sensazione che si avverte è quella di ritrovarsi tra le mani qualcosa che sarebbe potuto esplodere definitivamente, ma che ha deciso di fermarsi un attimo prima. A discapito di quel che si può pensare visionando i vari video visti in rete, o provando con mano la demo – credetemi – l’opera sa essere infatti molto stratificata durante le battaglie; provate con mano, al massimo.

Ai poteri magici di Lute infatti bisognerà ricorrervi spesso, specie per abbattere nemici altresì invulnerabili ai colpi della sola Briar; idem nell’ utilizzare le armi secondarie o nel far fede ai vari livelli di coesione che, una volta caricato l’apposito contenitore, potrebbero indurre le due sorelle a scatenare potenti attacchi.

Insomma, vi è tanta, tanta, varietà, sotto certi punti di vista, che sarebbe ingiusto pensare che tutto si riduca a mero button mashing; persino quando avrete potenziato a dovere le due Chimere attraverso quello che è l’albero delle loro abilità, non potrete sottrarvi alla furia nemica tanto facilmente. Anche a difficoltà normale (tra le numerose selezionabili) venderete cara la pelle, specie se sarete restii (come il sottoscritto) ad utilizzare oggetti e consumabili utili alla vostra vittoria.

Numerose sono poi le creature nemiche che vi sbarreranno la strada (più di venti forme diverse), sempre furiose e pronte a circondarvi facendo gruppo, dotate di 3-4 pattern d’attacco ciascuna che occorrerà studiarsi bene, specialmente con quelle che faranno capolinea nelle fasi più avanzate del gioco. Anche i boss e i mid-boss sono all’ordine del giorno, in Soulstice; diversi negli attacchi tanto quanto nel loro riuscitissimo character design, sapranno destarvi più di un semplice grattacapo. Peccato solo che le battaglie con questi ultimi, per quanto ben pensate all’apparenza e spettacolari, spesso siano grezze nell’esecuzione; che è poi un po’ il problema dell’opera tutta.

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Ciò che più mi ha affascinato del titolo targata Reply Game Studios sono state le fasi di puzzle solving e platforming, che a più riprese mi hanno ricordato quell’esplorazione tipica dei classici God of War; costruita su accenni di backtracking e numerosi oggetti segreti da trovare. Grazie alle movenze di Briar ho infatti riassaporato quel gusto acre di avventure ormai lontane, andate; abbandonate nel tempo e tornate solo sporadicamente a farsi gioco di me. Perché anche uno dei massimi esponenti, come ad esempio Devil May Cry, con l’ultimo capitolo, per quanto bello sia, non vanta certo la profondità di Soulstice; analizzando questo aspetto in particolare.

Le fasi di puzzle solving, soprattutto, si fanno mano a mano sempre più stratificate, aggiungendo numerosi elementi alla propria struttura, persino nelle fasi finali dell’avventura. Approcciarle sarà dunque sempre divertente e fortunatamente mai ripetitivo. Incredibile come – alla fine della giostra –, si stia parlando quasi di “quattro cavolate” che, anche se ben alternate e inserite in maniera perfetta in questo contesto, non scadono mai nella banalità; lasciando difatti un’impronta forte su di esso. Grazie allo scatto, al doppio salto e alle possibilità offerte dai poteri di Lute, le variabili non mancheranno; ma più che impazzite, vi faranno impazzire.

In senso buono, logicamente.

Ed è pure un piacere visivo la città sacra di Ilden da esplorare tra: aree portuali, bassifondi, città in rovina e cattedrali che si ergono ai piedi dello squarcio, vi lustrerete gli occhi a più riprese. Camminando nel putrido, tra fogne e cadaveri, tetti e ghiacciai, scoprirete come l’utilizzo di un’inquadratura fissa possa fare la differenza, mettendo in risalto una bellezza architettonica che io, personalmente, non riassaporavo da tempo immemore.

L’unica nota dolente – forse –, è rappresentata dall’eccessivo utilizzo di un palette cromatica tendente spesso al blu, al verde e a poco altro; laddove sarebbe stato opportuno offrire maggior varietà, enfatizzando ulteriormente i colori. Magari riprendendo più spesso il viola apparso in qualche occasione, o il bagliore generato dalle fiamme ardenti. E perché no? Sfumando a dovere le varie superfici attraverso giochi di luci e ombre. Capisco voler rimarcarne l’aspetto di un luogo lugubre, però…

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Resta comunque bellissimo da vedere anche così, eh; dico ciò solo e soltanto a seguito di una longevità che si è dimostrata andare oltre le mie più rosee aspettative, in quanto alla lunga anche l’occhio meno esigente potrebbe risentirne. Qualche imperfezione di natura tecnica ad ogni modo, c’è; qua e là, ma c’è. Non sono mai incappato in chissà quali bug, tali da compromettere la mia esperienza di gioco, però. Sia le texture che i modelli poligonali delle protagoniste (e delle loro nemesi) d’altronde, appaiono sempre in grandissima forma e il frame rate si mantiene solido e costante (con la possibilità di scegliere su PC tra modalità a 30fps, 60fps o fps illimitati).

L’accompagnamento musicale sa infine picchiare forte come e quando deve, contribuendo a ricreare la giusta atmosfera e legandosi perfettamente al contesto; il battle theme ad esempio, con ogni probabilità, sarà quello che vi entrerà in testa sin da subito, forse perché si ripeterà a più riprese per via degli scontri.

Il doppiaggio (esclusivamente in inglese) appare ben eseguito e gli effetti sonori fedeli nella loro reinterpretazione; in occasioni sporadiche mi è però capitato che questi ultimi si buggassero. Nulla che una pronta patch day one non possa risolvere, ovviamente.

Ed ecco quindi che, giunto alla fine, mi domando se dopo Soulstice vi sarà nuova linfa per il genere d’appartenenza; o se assisteremo nuovamente ad una concreta calma piatta. Naturalmente i giochi di questa tipologia non mancano sul mercato, certo, ma riproporli come ha fatto il team italiano è oramai cosa rara. In un panorama che punta tutto sui soulslike, sui metroidvania e sugli open world, c’è bisogno di più Briar e Lute per riconquistare il mio anziano cuore di videogiocatore; quantomeno attraverso un’offerta più variegata, toh.

Ho sudato, sofferto e pianto insieme a loro; legato a doppio nodo a quella città che grida aiuto e fondendovi la mia anima, proprio come una Chimera.

Una delle più belle sorprese a noi giunte; in questo già ricco 2022.

Un cristallo indubbiamente grezzo, ma di assoluto valore.

Da non lasciarsi scappare.

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CONCLUSIONI
Overall
8.3/10
8.3/10
  • GRAFICA - 8.5/10
    8.5/10
  • GAMEPLAY - 8/10
    8/10
  • AUDIO - 8/10
    8/10
  • LONGEVITÀ - 8.5/10
    8.5/10

IN SINTESI

In definitiva, Soulstice è riuscito a far breccia nel mio cuore, imprimendomi addosso quelle che sono le sofferenze di Briar e Lute (e di una città sull’orlo dell’abisso). Un titolo che mi ha intrattenuto più del previsto, facendomi riassaporare le gioie provate in passato da God of War e soci; di quando giocare videogiochi hack ‘n’ slash era all’ordine del giorno e non l’eccezione. C’è tanta sostanza nell’opera di Reply Game Studios, mista ad altrettanta ricercatezza; una qualità piuttosto alta, minata solo da alcune ingenuità che speriamo possano essere risolte sin da subito, o in futuro (magari con un seguito). Il mio consiglio è quello di dare una chance all’avventura delle Chimere, e scoprire quanto di buono al suo interno vi risieda. Io, dopo averlo assaporato su PC tramite Steam, sono in attesa della mia copia retail PlayStation 5, pronto ad iniziare una seconda run. Amazon mi ha già notificato che il pacco è in transito, devo solo attendere mercoledì e poi potrò finalmente fare ritorno ad Ilden; stavolta, seduto comodamente sul divano di casa.


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Gennaro Schiavelli

“Non vuoi niente. Non credi in niente. Il futuro è il tempo che ti rimane prima di finire un videogioco. Non credi nella vita dopo la morte e hai poca fiducia nella vita in generale. L’unica cosa che sai per certo è che non vuoi le stesse cose dei tuoi genitori.”