Metal Gear Rising: Revengeance – #ricordivideoludici

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Una volta qualcuno mi disse: “puoi trovare il tuo nome e il tuo futuro”

Recentemente ho rigiocato Metal Gear Rising: Revengeance e più giocavo, più sentivo il bisogno di parlare di quest’opera; a mio avviso, una piccola perla da non dimenticare.

Ambientato dopo gli eventi di Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots, Metal Gear Rising: Revengeance è uno spin-off della saga Metal Gear Solid. Questa sua natura è definita non soltanto dal titolo – che per l’appunto non riporta la dicitura “Solid” (seppur in partenza la presentasse) –, ma anche dal gameplay totalmente diverso rispetto a quello del filone principale. Siamo infatti di fronte ad un gioco hack ‘n’ slash, genere del quale la casa produttrice, Platinum Games, è forse l’esponente più brillante (ma è bene ricordare pure Team Ninja e gioielli quali Ninja Gaiden Black).

Metal Gear Rising

Parlando del gameplay, in Rising troviamo profondità e tecnicismo, allo stesso tempo però anche un’ottima accessibilità per i neofiti del genere, adattando a sé e concretizzando la leggendaria frase: “easy to learn, hard to master”.

Nella produzione ritroviamo un sistema di combo tra attacchi leggeri e pesanti, corse rapide e salti come da canone del genere. La sua peculiarità è la Blade Mode, modalità in cui Raiden (qui nuovamente protagonista dopo Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty) potrà: affettare i nemici che gli si opporranno, deviare colpi ed effettuare finish a dir poco spettacolari (e che talvolta porteranno anche dei bonus al giocatore); tutto questo, unito a quick time event pregni di epicità, esplode in un mare di azione che soprattutto durante le boss fight contribuisce a donare ancor più frenesia e pathos.

E parlando delle boss fight, è proprio qui che Metal Gear Rising: Revengeance secondo me dà il suo meglio: mi sono innamorato di ognuno di questi combattimenti, tutti complessi e in grado di mettere a dura prova anche il videogiocatore action più navigato. L’esaltazione provata in questi momenti è inoltre portata all’estremo dalla soundtrack, la quale presenta tutti brani con testo, atto a presentarti il nemico che stai affrontando: “A Stranger I Remain”, “The Only Thing I Know For Real”, “Collective Consciousness” e “It Has To Be This Way” sono solo alcuni dei brani di questo gioco che porto nel cuore e che trovo più che eccelsi.

La colonna sonora è per me un punto fondamentale all’interno di un’esperienza videoludica. Tramite essa riaffiorano infatti i ricordi che ci legano al titolo; gli eventi assumono tutt’altra forma e ne aumenta l’impatto emotivo oltre che l’immedesimazione nello stato d’animo dei personaggi che impersoniamo.

In Metal Gear Rising: Revengeance la colonna sonora racconta le storie dei nemici, le loro motivazioni, i loro dubbi; attraverso la musica possiamo conoscerli e capire persino il loro punto di vista. Ricollegandomi alla citazione posta ad inizio articolo, il gioco pone l’accento proprio su questo: persone che cercano un motivo che li spinga ad andare avanti; un ideale per il quale combattere, nella speranza che tramite esso possano riuscire a trovare loro stessi ed il proprio personale “perché” nel mondo.

Metal Gear Rising

Raiden si interfaccerà con ognuno dei membri della Desperado (i nemici principali dell’opera), talvolta trovando dei punti in comune con costoro, come ad esempio Mistral, con la quale condivide la stessa tragica e sofferta infanzia, oppure con Armstrong, personaggio cardine della storia al quale si legano tutti gli avvenimenti e con cui entrerà in conflitto nonostante entrambi riconoscano di essere uniti da qualcosa: vivere secondo le loro libere scelte. Sarà proprio questa presa di coscienza e il ricordo delle parole del senatore a far intraprendere un nuovo percorso al protagonista, non venendo però meno ai suoi valori.

Metal Gear Rising: Revengeance è, come dicevo, una piccola perla da non dimenticare; un titolo che nonostante lo sviluppo travagliato ed il rischio di cancellazione è riuscito a cavarsela, unendo alle basi poste da Kojima Productions l’appagante gameplay hack ‘n’ slash di Platinum Games. Sembra quasi che pure i retroscena dello sviluppo siano stati influenzati da ciò che racconta. Un titolo che ha trovato il suo perché trasformandosi in uno spin-off e facendo unire le forze con un’altra software house… o almeno mi piace vederla in questa maniera.

Potrei continuare a scrivere per ore ed ore, ma ritengo che conoscere gli altri membri della Desperado, interfacciarsi con Sam [il mio preferito – NdR Isma], cogliere tutte le piccole chicche presenti (soprattutto nelle boss fight) sia qualcosa da vivere sulla propria pelle e da provare pad alla mano, lasciandosi trasportare dalla frenesia e dall’impatto di Metal Gear Rising: Revengeance, un’opera tutta da (ri)scoprire.

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Matteo Benelli

Tutto iniziò con un Game Boy Advance SP...nulla fu più come prima! Ludo Ergo Sum.