Le terrificanti memorie del compianto Silent Hill

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Viaggio alla riscoperta di un classico

Ciao compari,

fa un caldo animale. E voi direte “ma sei scemo?!”. Voi però non sapete che io vivo in Australia e che qui ora fanno quasi 41 gradi all’ombra. Detto questo vi racconto brevemente la mia mattinata.

Sveglia in lago di sudore abnorme con annessa doccia immediata in acqua a meno 34872893 gradi giusto per darsi una rinfrescata.

Colazione con burro di noccioline, latte di riso e fette di pane con sopra la Vegemite (poi vi spiego che roba è).

Uscita di casa con infradito, costume da bagno e occhiali da sole stile Terminator. Destinazione JBHiFi.

In Australia esistono solo due posti dove poter acquistare videogiochi. JBHiFi ed EBGames. Io compro quasi sempre da JB perché  fanno offerte migliori e sembrano meno ladri in fase di permuta giochi. Spesso offrono anche uno sconto di 10,00$ se acquisti un gioco al day one. Settimana scorsa ho comprato Resident Evil 3, il remake (sì, lo so, parecchi giorni dopo il day one), da JBHiFi, però l’ho trovato usato, quindi ho risparmiato comunque; mica son fesso! Fine della storia.

Ora veniamo al sodo. Questo acquisto mi ha fatto venire voglia di parlarvi di un altro grandissimo survival horror: Silent Hill. Che tra poco compirà ventun’anni. Oh sì, ragazzi, quanto sarebbe bello avere un remake di Silent Hill? Davvero bello secondo me, ma tanto Konami non lo farà mai perché sono diventati tutti un po’ stupidi… O forse qualcosa si muove?

Recenti rumor lasciano infatti pensare ad un Silent Hill in cantiere da qualche parte sperduta in Giappone sotto la diretta supervisione atomica del debuttante Kojima.

Non essendoci nulla di ufficiale mi trovo costretto (almeno per ora) a campare di memorie. In questo articolo proverò a farvi riaffiorare le emozioni che quel gioco era capace di suscitare e analizzerò brevemente i motivi che lo hanno portato alla deriva.

Partiamo dicendo che il solo pensiero della fine che ha fatto questa saga mi fa girare tanto tanto le balle. Cazzo, dico io, c’era P.T., ed era stato annunciato Silent Hills, e lo stava facendo Kojima, e c’era pure il socio di The Walking Dead (che abbiamo ritrovato poi in Death Stranding)! Insomma, mai una gioia!

Silent Hill

A chi non girerebbero i coglioni davanti ad un progetto sulla carta cosi perfetto, andato in fumo?

In un mio futuro articolo (in fase di completamento) sulle memorie della prima PlayStation, racconto che a suo modo Silent Hill fa fare più cacca-pupù addosso di Resident Evil e io, che amo gli horror, non vedo l’ora di rilasciare certe sgommate.

Ma come faceva Silent Hill a spaventare cosi tanto?

Per prima cosa bisogna dire che in realtà Silent Hill più che spaventare, angosciava; ti entrava nella mente e ci giocava a bubusettete e le lunghe sessioni di esplorazione erano farcite da rumori inquietanti, urla improvvise, creature raccapriccianti, buio e tanta nebbia. Eh sì… la nebbia. La nebbia giocava un ruolo davvero importante e oltre ad essere usata per colmare i limiti tecnologici della prima PlayStation creava l’atmosfera perfetta di Silent Hill.

Il primo Silent Hill fu quindi a suo modo rivoluzionario e per la prima volta ci metteva nei panni di un personaggio qualunque – un signor nessuno, insomma – non un poliziotto o un super agente segreto, ma un goffo Herry Mason vestito malissimo e che a malapena sapeva usare una pistola.

Silent Hill

Questa scelta, apparentemente banale, di fatto creava il presupposto per farvi sentire sempre ad un passo dalla morte e per quanto non mi fidassi per niente del buon Herry, in qualche modo mi ci rivedevo.

Silent Hill poi ti prendeva in giro, ti teneva con il fiato sospeso per lunghissimi periodo a tal punto che quasi non vedevi l’ora di essere spaventato cosi da poter vivere un momento di sollievo che invece non arrivava mai.

Oltre a farti dormire notti insonni, però, Silent Hill aveva anche il compito di tirare fuori il genio nascosto in te. Spesso, infatti, ci si ritrovava a dover risolvere enigmi e indovinelli davvero interessanti, esaminando e interpretando poesie che quasi ti veniva voglia di farle vedere all’insegnante di italiano. Uno dei più memorabili è sicuramente l’enigma del pianoforte dalla poesia Il canto di un uccello senza voce del primo capitolo, dove ci misi quasi 3 settimane e capire che tasti pigiare. Mentre in Silent Hill 3 dovetti fare ricerche mirate sulle opere di Shakespeare per risolvere l’indovinello della libreria… che bello! Mi sentivo così intelligente.

Silent Hill

Silent Hill 4: The Room fu invece quello che forse mi intrigò più di tutti, nonostante non fu apprezzatissimo dagli addetti ai lavori. Per via del fatto di essere rinchiusi e bloccati in una stanza. Direi che si potrebbe persino notare una somiglianza con P.T. di Kojima in quanto il gioco passava da una visuale in prima persona (dentro l’appartamento) ad una in terza quando si usciva.

I primi 4 capitoli rappresentano quindi l’anima della saga e sono stati tutti sviluppati dal Team Silent, una squadra di sviluppatori giapponesi arruolata da Konami probabilmente per rispondere al successo di Resident Evil. Il gruppo, guidato da Keiichiro Toyama, era ad un passo da abbandonare Konami Silent Hill fu proprio il progetto da dentro o fuori. Il successo dipese anche dalla creatività di Masahiro Ito che con il suo character design diede vita ad alcune delle creature più memorabili di sempre, come le infermiere o il Pyramid Head. Per non parlare poi delle splendide e terrificanti musiche di Akira Yamaoka, le quali si sposavano perfettamente con i vari capitoli di Silent Hill, ricreando un’atmosfera angosciante.

Il gioco riscosse un grandissimo successo e da quel giorno Resident Evil e Silent Hill si diedero battaglia, un po’ come FIFA PES. Si incrementarono inoltre le vendite dei pannolini. Chissà perché…

Poi accade il dramma.

Konami decide (probabilmente dopo qualche litro di sakè) di smantellare il team originario e affidare il brand di Silent Hill a team esterni europei e americani. Ecco, quello fu il momento in cui iniziarono a girarmi le balle fortissimo. Nessuno infatti fu in grado di portare avanti la saga in maniera dignitosa. L’anima del titolo andò pian piano a farsi fottere e il gioco prese una svolta action che non portò nulla di positivo se non a risparmiarsi qualche lavatrice. Silent Hill non faceva più paura. Silent Hill non era più Silent Hill. I pannolini non vendevano più…

Tralasciando alcuni scempi leggendari come Silent Hill Arcade o alcuni port per mobile, se ne sono viste di tutti i colori e per quanto se ne voglia, non possiamo fare altro che considerare il brand come ufficialmente morto e sepolto.

Anzi, morto, sepolto, “risorto” e rimorto perché Konami in un abbaglio di lucidità aveva preso una buona decisione. Un progetto come quello di Silent Hills sono sicuro avrebbe ridato vita al brand nel migliore dei modi, ma qualcosa purtroppo è andato storto (magari un altra serata piena di sakè) e il buon Kojima ha salutato o e stato silurato. Risultato: Silent Hills viene cancellato.

P.T., ad oggi, è l’unico rimasuglio di quel progetto ambizioso e chi ha avuto modo di provarlo sa perfettamente che quella era la strada giusta.

Solo in pochi ormai ne posseggono ancora una copia digitale.

Io sono uno di quelli, e ora quasi quasi prima di giocare Resident Evil 3, vado ad imbrattare il mio costume da bagno.

Alla prossima. Sperando sempre in un remake

Ah dimenticavo, la Vegemite! La Vegemite è una sorta di crema spalmabile che somiglia alla Nutella in sostanza e colore, ma che una volta assaporata è più salata dell’acqua di mare. La prima volta mi sono fatto fregare come un babbo e dopo aver caricato una fetta di pane senza pietà ho quasi vomitato al bar sotto casa. “Benvenuto in Australia”, mi dissero.

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