Abbiamo ancora il tempo per giocare ai videogiochi?

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Non è un segreto: sempre meno videogiochi vengono effettivamente completati, unendosi a quel girone dell’inferno dedicato a quei titoli definiti “interminabili”, come se il piacere di giocarli fosse diventato tutto d’un tratto una colpa da espiare. Eppure abbiamo passato questi ultimi anni a deridere produzioni come The Order 1886 o il più recente Resident Evil 3 Remake (qui la nostra recensione) per la loro “breve” longevità, quando alla fine si sposano perfettamente con l’andazzo di questa generazione.

Ci sono titoli osannati da noi videogiocatori, come un Red Dead Redemption 2, The Witcher 3 o un Persona 5, ma quanti di questi effettivamente vengono portati al termine sulle nostre piattaforme? I dati raccolti da varie ricerche e statistiche, svelano un dettaglio sconfortante, penalizzando quelle produzioni mastodontiche pregne di contenuti. Tutto ciò, pensandoci, è un paradosso: noi videogiocatori richiediamo a gran voce videogiochi che sappiano intrattenerci ogni secondo, osannando una longevità monumentale, quando effettivamente sembra invece di ordinare un piatto di lasagne e mangiarne metà perché non si ha troppa fame. La colpa è del piatto che è troppo pesante o dell’antipasto corposo che abbiamo mangiato appena due minuti fa, consci del fatto che quella lasagna sarebbe arrivata successivamente? Più o meno, questo è ciò che accade nel momento in cui acquistiamo un videogioco: prima che arrivi tra le nostre mani sappiamo tutto in merito, incluso quanto durerà. Lo acquistiamo, sapendo che non lo porteremo mai a termine  e diamo la colpa al tempo che ci manca o al titolo che non ne vuole sapere di finire. Ma da cosa dipende tutto ciò? Da noi o dai nuovi modelli di distribuzione dei videogiochi? Oppure dal semplice fatto che richiedono sempre un impegno maggiore per essere portati al termine? Analizziamo la questione in questo nostro editoriale.

Videogiochi e il tempo: avversari come Cloud e Sephiroth

Videogiochi e tempo per noi sono eterni avversari, proprio come Cloud e Sephiroth in qualsiasi loro apparizione: due entità destinate a scontrarsi ad ogni occasione. Il paragone non è affatto sbagliato: sono due elementi che nella nostra vita continuano a scontrarsi, riuscendo raramente a trovare un accordo per coesistere. Perché è così difficile trovare il tempo da dedicare a questa passione? Questo è un discorso che si rivolge più a quei videogiocatori che hanno una famiglia a cui pensare, un lavoro che occupa una gran fetta della giornata, più altri impegni impossibili da ignorare che sottraggono parte del tempo libero a propria disposizione. I videogiochi, gradualmente, sono diventati sempre più longevi: prima avevamo esperienze più brevi, le quali potevano essere concluse in tempi, generalmente, tra le otto e le quindici ore, richiedendo dunque un consumo minore del proprio tempo libero. Ma oggi un videogioco ha una durata del tutto differente, che in media si attesta tra le venti e le quaranta ore solo per raggiungere i titoli di coda, senza contare i giochi di ruolo che richiedono un quantitativo ben superiore. Sono quest’ultimi i titoli che principalmente rimangono incompiuti il più delle volte, ma siamo sicuri che il tempo sia solamente l’unico fattore da incolpare?

Non proprio. Molti titoli hanno ritmi piuttosto lenti e si prendono tutto il loro tempo per prendere il via, come Persona 5, che prima di arrivare al dunque ci vorranno all’incirca cinque ore di gioco. Ovviamente, superato lo scoglio iniziale, si abbraccia un prodotto incredibile, ma non tutti hanno la pazienza – giustamente – di poter aspettare così tanto prima di entrare in azione, e poi immaginate giocare il J-RPG di Atlus con sole due ore al giorno: un mese ad esso dedicato non sarà affatto sufficiente, neppure per arrivare verso le battute finali. Giochi meno longevi, come un Marvel’s Spider-Man: Miles Morales (qui la nostra recensione) o esperienze con ritmi più frenetici come un DOOM Eternal sono quelle più indicate generalmente ad un pubblico che vuole massimizzare quel poco tempo che ha a disposizione ogni giorno. Ma forse coloro che possono venire incontro alle esigenze di chi non ha molto tempo a disposizione sono i titoli multigiocatore, soprattutto i free-to-play, i quali garantiscono maggiore divertimento con un biglietto d’ingresso gratuito, permettendo al giocatore di consumare breve sessioni di gioco con una maggiore intensità. Ma è solamente la durata di un gioco ad ostacolarci nella nostra missione? Purtroppo no.

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La torre di Babele del backlog

Se abbiamo così poco tempo per completare i videogiochi, allora perché ne acquistiamo altri? La verità è che siamo appassionati e come tali ci piace vivere numerose esperienze che forgiano la nostra cultura di videogiocatori, ma tale amore rivolto verso questo medium a volte sa essere infingardo e quando meno te lo aspetti, ti pugnala alle spalle. L’accumulo di videogiochi da iniziare o semplicemente finire aumenta a dismisura, rendendo ancor più proibitivo l’acquisto di un nuovo titolo; solamente i più saggi rimandano l’inizio della nuova avventura in favore di un’operazione di smaltimento. Far fronte al proprio backlog è un’ammissione della propria inadempienza in qualità di giocatore, poiché spinto ad un acquisto compulsivo incentivato dalle numerose promozioni attuate dai maggiori retailer fisici e digitali. Tale meccanismo è la principale causa di questo fenomeno e sottolinea in parte la nostra avidità nel voler possedere numerosi titoli da giocare durante le feste, un po’ come Eva e la mela dell’Eden. Oggi però questo nemico si è digitalizzato, attraverso la presenza di numerosi servizi che forniscono l’accesso ad una vasta libreria di titoli, disponibili per una quota d’accesso già stabilità dal fornitore. Il Game Pass di Microsoft, Google Stadia, o il timido PlayStation Now, più altri prodotti come GeForce Now o il futuro Amazon Luna, sono canali di distribuzione piuttosto deleteri per chi ha veramente poco tempo a disposizione. Questo perché grazie alla quantità impressionante di videogiochi messi a disposizione attraverso tali servizi, il giocatore talvolta perde l’orientamento, ed avvia un download di massa in modo tale da poter mettere mano su quante più esperienze nel suo periodo d’abbonamento; soprattutto il Game Pass, che primeggia nel suo rapporto qualità/prezzo, riesce a proporre entro tempi brevi anche produzioni di pubblicazione molto recente, o grazie a particolari accordi, anche al lancio del gioco stesso.

Dopotutto, noi videogiocatori cerchiamo sempre di risparmiare sull’acquisto dei videogiochi, e tali servizi sono una manna dal cielo per chi vuole giocare tanto e spendere poco, seppur alla fine si finisca in un loop di “chi troppo vuole, nulla stringe”. Questo perché, chi ha intenzione di inglobare nel proprio bagaglio da giocatore l’intero catalogo, purtroppo si ritroverà a fare i conti con il tempo a disposizione, di iniziare tanti videogiochi e portarne a termine solamente pochi, ma soprattutto, i cosiddetti “arretrati” finiranno solo ad aumentare. Complice di tale piaga è anche l’incessante uscita di videogiochi (a proposito di uscite, qui tutte quelle di questo mese): se prendiamo in esame il consueto massacro di novembre, noteremo che nello stesso giorno escono contemporaneamente tre titoli di grande spessore, e possiamo assicurarvi che è incredibilmente faticoso rincorrere queste pubblicazioni, specie se consideriamo tutte le attività che coinvolgono le redazioni, come notizie, coperture editoriali, video e streaming. Quindi immaginate chi, per svariati motivi, può o riesce dedicare ai videogiochi una quantità di tempo completamente ridotta all’osso, e spesso, si ritrova sovraccaricato di titoli mai portati a termine: trovare un colpevole è estremamente complicato, seppur vogliamo dare per scontato che alla fine la colpa ricada direttamente sul videogiocatore; quest’ultimo non può sopprimere il proprio desiderio di iniziare un nuovo titolo, poiché l’avventura quando chiama, l’avventuriero risponde.

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Cos’altro alimenta questo dilemma?

Vi sono altri elementi che alimentano questo dilemma: innanzitutto le console di nuova generazione, da una parte Xbox Series X con il suo Quick Resume e dall’altra PlayStation 5, che permette di mantenere avviati due giochi contemporaneamente, rivaleggiando le funzionalità della feature introdotta da Microsoft per la sua macchina. Queste due novità sono un toccasana per chi soprattutto gioca a più titoli contemporaneamente, risparmiando ulteriormente del tempo per avviare una partita o per passare da un gioco all’altro. Il non dover interrompere completamente la propria sessione è una della caratteristiche che delineano il problema su cui si fonda questo discorso, poiché anche la frazione di secondo rubata da un caricamento, o dall’avvio di un’applicazione, per il giocatore oggi può risultare addirittura deleterio. Così come il formato fisico per alcuni rappresenta un problema: inserire il disco, avviare il gioco, rimuoverlo, riporlo nella propria custodia, fino a ripetere questo processo con un altro titolo, per molti è una perdita di tempo addirittura inaudita, tanto da promuovere in maniera forsennata il digital delivery, il quale però ha un processo che si applica in maniera differente e soggettiva. L’infrastruttura della rete internet talvolta non permette di scaricare il digitale con la stessa immediatezza su tutto il territorio – rimanendo ovviamente ad un esempio nostrano –, e neppure si tratta di una caratteristica  che tutti si possono permettere.

Ma rimanendo in tema, cos’altro rafforza questo dilemma? Stando a quanto riportato da vari portali di statistica, esaminando perlopiù quelli sfruttati dal sottoscritto come psnprofiles.com oppure exophase, notiamo come i giocatori tendano sempre di meno a raggiungere i titoli di coda.  I dati presi in considerazione si rifanno soprattutto ai trofei sbloccati relativi alla storia, i quali vengono direttamente registrati sui server del PlayStation Network e Xbox Live. Basandoci su svariati esempi per diversi generi, si può notare che meno della metà dell’utenza – in media – completa un gioco acquistato, questo si basa soprattutto su quei titoli che hanno riscosso ottimi consensi, mentre la situazione migliora per titoli come Ghost of Tsushima e The Last of Us Parte II (qui la nostra videorecensione), che hanno una percentuale di completamento al di sopra del 50%. Ma spostandoci su titoli come DOOM Eternal oppure Yakuza: Like a Dragon, possiamo notare come questa percentuale cali vertiginosamente tra il 20 e il 25% su entrambe le piattaforme, oppure Devil May Cry 5 (qui la nostra recensione della Special Edition), che è stato completato solamente dal 26% dei giocatori alla difficoltà più bassa. Sorprende invece che un titolo come Watch Dogs: Legion sia stato completato solamente dal 20% dei giocatori e come questo dato aumenti e diminuisca di poco a seconda della piattaforma su cui viene giocato. Ciò che lascia di stucco è che i titoli esaminati condividono una longevità – solo storia principale – tra le 15 e le 25 ore di gioco, un quantitativo tutto sommato non troppo impegnativo e sicuramente più invitante per coloro che possono dedicarsi alla propria passione solo per poco tempo.

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Portare a termine un videogioco per molti sta diventando sempre più difficile, colpa di un tempo sempre più stringente che non permette di dedicarsi a lunghe ed estenuanti sessioni di gaming. Ogni anno acquistiamo tantissimi videogiochi e l’avvento dei servizi di streaming garantisce una maggiore accessibilità sul mercato da parte del consumatore, eppure si continua a pretendere di avere la botte piena e la moglie ubriaca. Forse la domanda reale che bisognerebbe porsi non è tanto se “abbiamo il tempo da dedicare ai videogiochi“, bensì se “riusciamo a valorizzare il tempo dedicato ai videogiochi“, poiché quest’ultimi vengono sempre meno completati e non sempre la colpa è da imputare al tempo. Il fatto è che tendiamo a seguire l’onda del momento imbastita dai social, dal marketing e dall’editoria, dimenticandoci però cosa ci piace realmente e che spetta a noi stessi valorizzare il nostro tempo. “Spendere bene il proprio tempo passato ai videogiochi” vuol dire ritenersi soddisfatti delle ore passate su un determinato titolo, non importa con quale ritmo, purché non si giunga ai titoli di coda delusi.

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Matteo Murri

Appassionato di videogiochi, manga e anime, si interessa principalmente al panorama videoludico orientale, appassionandosi agli JRPG e non solo. Si destreggia in qualsiasi genere videoludico, osservando con interesse anche i titoli indipendenti, con l'obiettivo di entrare in contatto con tutte le sfumature possibili del videogioco.