Devil May Cry 5: Special Edition – Recensione 

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Ci risiamo! Nuova generazione, altre riedizioni, remake e remastered. Lo mettiamo in chiaro sin dal principio: Devil May Cry 5: Special Edition è il modo migliore per entrare in contatto con questa ennesima, bellissima produzione firmata Capcom, ma se da un lato abbiamo gradito molto l’esperienza, dall’altro non apprezziamo affatto l’operazione commerciale che c’è dietro. 

Per carità, l’avventura di Nero e compagni non è la sola ad aver subito questo trattamento, pensiamo ad esempio a Control di Remedy. Nello specifico ci riferiamo all’idea maligna di escludere la possibilità di rilasciare un aggiornamento gratuito e fregarsene dello Smart Delivery, piazzando nuovamente sugli scaffali il prodotto. Fortunatamente il prezzo è rimasto abbastanza abbordabile – circa 40,00€ – e crediamo che nel giro di qualche mese subirà un bel taglio. Quindi male, ma non malissimo. 

Detto ciò, adesso che abbiamo espresso la nostra opinione riguardo l’operazione commerciale, è arrivato il momento di raccontarvi un’esperienza che, possiamo già anticiparvi, ci è piaciuta parecchio.

Devil May Cry 5, ma più bello

Anzi, aspettate ancora un momento, perché ancor prima di leggere la mia opinione sul gioco è cosa buona e giusta specificare che non sono assolutamente un appassionato della saga, men che meno del genere. Eppure, nonostante questo, Devil May Cry 5: Special Edition ha saputo tenermi incollato allo schermo per tantissime ore. 

A mente fredda, dopo aver smaltito l’impressionante adrenalina che il titolo riesce a trasmettere, mi sono interrogato sul perché: adoro i titoli con uno stampo molto cinematografico e ho inizialmente supposto che il merito fosse proprio di alcune scene d’intermezzo, tra l’altro sin dai primi istanti capaci di ribadire le potenzialità del RE Engine. Probabilmente hanno contribuito, e nemmeno poco, ma no! Non sono state queste le qualità che hanno saputo tanto impressionarmi, perché il merito più grande va al combat system stratificato, ben ritmato e mai poco esaltante. Incredibile ma vero, le mani andavano quasi da sole: nonostante la complessità e le variegate combo, non ho fatto alcuna fatica ad entrare nel mood giusto. Missione dopo missione, la voglia di andare avanti cresceva e il sistema di combattimento variava a sufficienza, complici i vari unlock di gameplay e i molteplici personaggi da utilizzare.

Di tanto in tanto, specialmente prima di un’intensa boss fight, il giocatore ha modo di richiamare la seducente Nico ed espandere a dovere il proprio arsenale spendendo punti accumulati in-game. In questi momenti, oltre a sbloccare delle nuove abilità è possibile acquistare e sperimentare le varie tipologie di protesi robotiche (Devil Breaker) che è possibile far indossare a Nero, facendo schizzare ancora più in alto un entusiasmo irrefrenabile.

Non solo buona progressione, ma anche tanta varietà, poiché le differenze tra V, Dante e Nero sono tantissime, così come lo sono quelle con Vergil, vero protagonista di questa nuova edizione.

Devil May Cry 5

Il cuore pulsante dell’esperienza è il combattimento

Nei panni di Nero, grazie alla rimozione del Devil Bringer e all’implementazione del Devil Breaker, il combat system si presenta ibrido e consente al giocatore di sperimentare varie opzioni; gli attacchi sono diversi: ce ne sono di offensivi, ravvicinati e a lungo raggio. Abbiamo poi Dante, che offre quattro stili e diverse armi, e richiede molta attenzione prima di poter sperimentare al meglio ogni possibilità. Chiude il cerchio V – almeno quello dell’esperienza classica –, in assoluto il più strategico del roster, che privo di doti combattive simili a quelle di Dante o Nero scende in campo con tre demoni disposti a sporcarsi le mani al suo posto; ciò che faremo sarà dirigere gli attacchi, intervenendo solamente quando l’avversario sarà in fin di vita, così da dargli il colpo di grazie.

Tuttavia, il vero pezzo da novanta è lui, Vergil, la cui campagna viene introdotta da una sequenza d’intermezzo già presente nella versione base, ma con una differente prospettiva: nei suoi panni – cutscene escluse – vivrete l’intera campagna originale e imparerete a fronteggiarvi con un numero di avversari decisamente maggiore rispetto alla norma; il tutto sorretto da un combat system diverso nello stile. Vergil può fare affidamento su attacchi di breve, media e lunga gittata, strizza l’occhio a Dante (da buon fratello) ed è in grado di rompere del tutto l’equilibrio che accompagna l’esperienza classica.

Devil May Cry 5

Un po’ di varietà in più non avrebbe guastato

Non fraintendete: ho apprezzato Devil May Cry 5 e non sono nemmeno l’unico in redazione ad averlo fatto. Giocando la campagna, però, tra un combattimento e l’altro si avverte la mancanza di fasi un po’ più ragionate e di un level design maggiormente intricato. Nel gioco, combattere è uno spasso irrinunciabile, ma non possiamo fare a meno di ribadire mancanze che avrebbero sicuramente reso Devil May Cry 5 uno dei migliori giochi dell’ormai passata generazione. Così non è, e tolti gli incredibili scontri rimane ben poco. 

Probabilmente la volontà degli sviluppatori era quella di mettere in piedi un combattimento solido e di accompagnarlo con un comparto sonoro e tecnico da capogiro, ma potevano quantomeno tentare di variegare le situazioni da un punto di vista strettamente artistico, poiché l’ennesimo vicoletto urbano indemoniato può facilmente stancare già durante le prime sette missioni. E forse, a voler essere un po’ pignoli, l’introduzione di Vergil poteva proprio servire a tale scopo: arricchire davvero l’esperienza, variarla, offrire al giocatore momenti che si staccassero a forza dalle situazioni già sperimentate con gli altri eroi. Rimane invece un modo per fare a pezzi qualsiasi cosa; un modo a dir poco spettacolare e lodevole, sia chiaro, ma forse buttato un po’ nel mezzo.

In ogni caso, lungi da noi sconsigliarvi Devil May Cry 5 o parlarne male, rimane solamente un po’ di amaro in bocca pensando a cosa poteva essere (e vi ricordo che a dirlo non è un appassionato della serie).

Un comparto tecnico tirato a lucido 

Le novità di Devil May Cry 5: Special Edition sono soprattutto di natura tecnica. Riassumendo, questa edizione offre la possibilità di giocare nei panni di Vergil e di beneficiare di una modalità battezzata “turbo” la quale aumenta sensibilmente la velocità in-game e farà sicuramente la gioia di molti appassionati.

Abbiamo provato il gioco su Xbox Series X, ritrovandoci – insospettabilmente – svariate opzioni grafiche, o meglio, differenti preset. Cominciamo dal primo, dalla modalità normale, che esclude il ray tracing ma spinge fino ai 4K nativi la risoluzione, senza dover ricorrere a tecniche di upscaling. Il frame rate rimane invece stabile a 60 per quasi tutta l’avventura, cedendo di rado. 

Abbiamo poi alto frame rate, modalità che punta ai 4K nativi ma che li raggiunge solamente attraverso tecniche di upscaling partendo da una risoluzione minore. In questo caso la soglia del frame rate schizza in media sopra i 90, puntando ad un massimo di 120 fps. 

Infine, ci sono due modalità che introducono il ray tracing e, senza mezzi termini, sono quelle con cui abbiamo sperimentato maggiormente, nonché le uniche che forniscono un assaggino di next gen. La prima, denominata prestazioni + ray tracing, assesta la risoluzione sui 1920x1080p, ma migliora sensibilmente l’illuminazione e i riflessi; la seconda, qualità + ray tracing, spinge nuovamente la risoluzione verso i 4K e sfrutta maggiormente i benefici delle nuove console, mantenendo un frame rate comunque non molto lontano dai 60 fps. 

Lo sappiamo, un bel macello, e spiace non poter avere tutti i benefici in un unico preset grafico. Tuttavia, bisogna comprendere la pesantezza di tecniche quali il ray tracing e dell’enorme richiesta hardware per raggiungere il tanto bramato 4K nativo.

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VOTO: 8,1

CONCLUSIONI

Devil May Cry 5: Special Edition riconferma pregi e difetti dell’opera originale, il che potrebbe suonare come una grandissima vittoria. In effetti, in parte lo è: complice l’eccezionale comparto grafico, le sequenze diventano ancora più esaltanti e l’introduzione di Vergil aggiunge ancora più varietà ad un combattimento che, possiamo dirlo senza mezzi termini, è assolutamente perfetto.

Tuttavia, Vergil avrebbe forse dovuto rappresentare la vera salvezza di Devil May Cry 5; la scusa per sopperire alcune lacune che affliggono l’avventura base, su tutte una direzione artistica buona ma sin troppo ripetitiva e un level design alle volte sin troppo lineare. Invece ciò che ci siamo ritrovati per le mani è ancora una volta un gioco irrinunciabile nei combattimenti ma che, all’infuori di essi, offre pochi elementi da lodare. Ciò detto, rimane una delle migliori esperienze action della passata generazione, nonché un eccezionale modo per recuperarlo.


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Antonio Rodo

Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età. Ha sempre avuto un occhio di riguardo verso i titoli fortemente story driven e tra i suoi giochi preferiti ci sono assolutamente la saga di Metal Gear Solid e The Last of Us.