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Yakuza Like a Dragon – Recensione: from zero to hero

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Dopo quindici anni dagli esordi su PlayStation 2, Ryu ga Gotoku Studio decide di stravolgere completamente una delle serie di punta del parco titoli SEGA, segnando così un nuovo inizio con Yakuza: Like a Dragon. Dopo la conclusione del sesto capitolo, Kazuma Kiryu e le strade di Kamurocho, in questa coraggiosa e riuscita rivoluzione, passano il testimone a Ichiban Kasuga e al quartiere a luci rosse di Yokohama: Isezaki Ijincho. A cambiare, però, non sono solo protagonista e location, ma anche genere: da una formula action si passa ai classici combattimenti a turni di quella J-RPG.

Questioni di famiglia

Il nuovo protagonista di Yakuza: Like a Dragon, benché ne condivida le origini, è una figura completamente diversa da quella composta e tenebrosa di Kazuma Kiryu: impulsivo, schietto, non ha paura di mostrare i suoi sentimenti. Dal carattere buono, Ichiban è uno yakuza atipico, sempre pronto ad aiutare il prossimo, fissato coi cappelli e grande fan di Dragon Quest, videogame che amava giocare da ragazzino e che lo ha aiutato a evadere dai problemi e a sviluppare la sua fervida immaginazione. Tuttavia, come Kiryu, ha un forte senso di giustizia ed è fieramente leale al capofamiglia, colui che lo ha accolto e tolto dalla strada all’età di sedici anni.

È l’ultima notte del 20° secolo e Ichiban Kasuga, giovane membro della famiglia Arakawa e figlio adottivo del patriarca Masumi Arakawa, viene contattato da quest’ultimo per un incontro urgente negli uffici della famiglia, ignaro del fatto che la sua vita stia per cambiare per sempre. Jo Sawashiro, capitano della famiglia Arakawa, affiliata al clan Tojo, si è macchiato di un grave delitto: ha ammazzato un uomo di più alto rango della famiglia Sakaki, anch’essa affiliata al clan Tojo.

L’unica soluzione per salvare la famiglia ed evitare che venga espulsa dal clan tacciata di ammutinamento è che Kasuga prenda il suo posto, addossandosi la colpa e andando in prigione per conto di Sawashiro. Ichiban, convinto che finalmente sia giunto il momento per sdebitarsi di tutto ciò che Arakawa ha fatto per lui, accetta di buon grado e il primo giorno del nuovo millennio, nonché giorno del suo compleanno, si costituisce alla polizia.

Dopo diciott’anni anni dietro le sbarre e ogni punto di riferimento ormai perso, ci ritroveremo sulla quarantina catapultati in una realtà che non è più come la ricordiamo con lo scopo di capire cos’è successo durante questo lungo periodo di reclusione.

L’impianto narrativo, pur con un inizio lento atto ad introdurre le varie parti in gioco che accompagneranno il nostro eroe nella sua avventura e gli intrecci che li legano, è uno dei punti davvero forti di Yakuza: Like a Dragon. La storia, ben scritta e con dei colpi di scena mai banali anche se a volte un po’ forzati, è una delle più mature di tutta la serie e riuscirà sicuramente a farvi emozionare; supportata soprattutto da personaggi di spessore con un doppiaggio e un’espressività durante le cutscene davvero impressionanti.

Ijincho: un enorme parco giochi

Nonostante il prologo si sviluppi tra i vicoli del quartiere a luci rosse di Tokyo, sarà Yokohama il vero palcoscenico dell’avventura. Mossi i primi passi, subito vi accorgerete della differenza di dimensioni tra Kamurocho e Ijincho: è davvero enorme; malgrado sarà percorribile nella sua interezza soltanto da un certo punto della trama in poi.

Mano a mano che andrete avanti con l’esplorazione, vi renderete conto di quanto la città sia viva: sia di giorno, con i suoi colori tenui, che di notte, con le sue strade affollate e piene di insegne luminose. Presenta inoltre un’identità ricca e molteplice, grazie anche alla varietà dei luoghi che la compongono. Piena di casseforti da aprire, oggetti da raccogliere e segreti da scovare, essa saprà come premiare la vostra curiosità.

Come di consueto all’interno della serie Yakuza, non mancheranno certamente quest (52) e attività secondarie (più di 20) per intrattenervi, con queste ultime per niente fini a sé stesse, ma anzi ben collegate tra loro, molto divertenti e utili per la crescita del nostro gruppo.

A seconda della tipologia di mini-gioco potrete ottenere infatti punti da riscattare in equipaggiamento e oggetti, rafforzare il rapporto con i vostri compagni in modo da migliorare l’accumulo di esperienza e sbloccare abilità speciali, affinare i tratti del carattere del vostro protagonista oppure guadagnare soldi da spendere nei vari negozi e ristoranti della città.

La varietà in Yakuza: Like a Dragon è tanta e si va dallo shoji al mahjong, dal golf, al baseball e le freccette, passando per gli hostess club, le sale slot e i giochi d’azzardo, fino ad arrivare ai famosi club SEGA contenenti gli UFO Catcher e i cabinati dei titoli più famosi dell’epoca come Fantasy Zone, Out Run, Super Hang-On, Space Harrier e Virtua Fighter.

Oltre a queste attività alquanto classiche, ce ne sono altre molto originali e abbastanza impegnative come per esempio il Pedalatta, dove dovremo raccogliere lattine d’alluminio correndo con il nostro carretto sgangherato; l’Ounbara Vocational School, in cui affronteremo dei mini esami ai quali dovremo realmente rispondere per migliorare i diversi tratti della personalità del nostro protagonista, e il Dragon Kart che ci vedrà sfrecciare a bordo del nostro go-kart in circuiti urbani armati di tutto punto contro altri piloti.

Infine c’è lei, quella su cui ho passato veramente le ore per quanto mi è piaciuta e che può essere considerata quasi un gioco nel gioco: l’Ichiban Confection, dove prenderemo le redini di una piccola attività sull’orlo del fallimento per riportarla ai suoi fasti, facendola diventare l’azienda più importante di tutta Yokohama. Ci troveremo quindi a compravendere proprietà e a migliorarle, assumere dipendenti gestendone l’umore, evitare proposte commerciali truffaldine e combattere a suon di obiezioni contro gli investitori arrabbiati.

Un mezzo miss

Ovviamente quello a Ijincho non è un viaggio di piacere e ad attenderci tra i suoi vicoli troveremo anche numerosi pericoli: brutti ceffi di ogni estrazione sociale che vorranno farci la pelle e che non se lo faranno dire due volte.

Sebbene gli scontri a turni siano la novità più importante di questo titolo, rappresentano l’aspetto meno rifinito della produzione sotto diversi punti di vista e la varietà di classi, le bizzarre abilità del gruppo e la grande quantità di tipologie di nemici da pestare – ben 252 – non riescono a colmare del tutto i diversi difetti che si portano dietro.

Più volte, all’inizio di una battaglia, vi ritroverete con il resto del party a diversi metri di distanza; in alcuni momenti addirittura dietro a muri o in strade completamente diverse, comportando così un avvio lento.

Inoltre, essendo i combattimenti dinamici, i nostri protagonisti potranno muoversi autonomamente durante questi ultimi e spesso, una volta selezionata l’attacco da eseguire, nell’avvicinarsi al nemico andranno ad incastrarsi dietro a qualche ostacolo, dovendo così attendere che riescano a liberarsi da soli o che si teleportino nei pressi del nemico, non potendoli controllare manualmente.

Negli incontri con un alto numero di nemici (massimo 8 contemporaneamente) vi ritroverete con la telecamera che salta da una parte all’altra dell’arena per poter seguire le azioni di ognuno, rendendo il tutto un po’ caotico. Infine, non è ben chiaro cosa stia ad indicare il livello vicino al loro nome: spesso mi sono ritrovato contro avversari di più alto livello che cadevano come foglie mentre altri, con molta meno esperienza, difficili da mandare giù anche a causa della quantità dei loro HP.

Tecnicamente parlando

Questo ultimo Yakuza, per la prima volta doppiato sia in giapponese che in inglese ma soprattutto sottotitolato in italiano, è senza ombra di dubbio uno dei migliori J-RPG degli ultimi anni, nonché il gioco con cui mi sono divertito di più in questo 2020. Nella sua versione PC – quella che ho utilizzato per questa recensione – il Dragon Engine dà ovviamente il meglio di sé, con ottimi modelli poligonali dalle texture dettagliate, un sistema di illuminazione che soprattutto durante le fasi notturne saprà darvi un sacco di soddisfazioni e i 60fps granitici. I caricamenti, anche se installato su un HDD, sono quasi inesistenti. Peccato per la presenza – ancora nel 2020 – di muri invisibili.

Per la realizzazione di questa recensione ci è stata fornita una chiave Steam da Koch Media.

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VOTO: 8,7

CONCLUSIONI

Yakuza aveva bisogno di una ventata d’aria fresca e questo Like a Dragon si è rivelato un titolo inaspettato. Con un nuovo protagonista con cui entrerete subito in sintonia e una storia emozionante, è un ottimo punto di inizio per chi non si è mai avvicinato alla serie. Il cambio di genere non pesa più di tanto sull’esperienza generale del gioco e l’elemento J-RPG posto in un contesto realistico rende il tutto alquanto originale.


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Marco Riccio

Campano, classe '91, svezzato con SEGA e cresciuto con PlayStation. Adesso gioca principalmente su PC. Appassionato di puzzle e racing, predilige esperienze videoludiche uniche e particolari. Non sa bene come e perché sia finito qui, ma gli altri non sospettano ancora di nulla.