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Paper Mario: Il Portale Millenario ritorna e io ancora non ci credo

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Quello che sembrava un sogno impossibile, adesso è finalmente realtà. Chi lo avrebbe mai detto che il mirabolante Paper Mario: Il Portale Millenario, conosciuto in madre patria come ペーパーマリオRPG (Peepaa Mario Aarupiijii – PAPER MARIO RPG), avrebbe un giorno fatto il suo ritorno? Io personalmente ci avevo infatti perso le speranze; eppure eccolo qui, pronto a ritornare in scena il prossimo anno su quella piattaforma stellare che è Nintendo Switch (la stessa sulla quale mesi addietro ho trascorso un’infinità di ore sul capolavoro che risponde al nome di The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom). Un hardware che proprio non ne vuole sapere di raggiungere il suo viale del tramonto e che, dopo quasi sette anni di vita, è ancora capace di registrare numeri da record ed ospitare titoloni di un certo prestigio.

Certo, Paper Mario: Il Portale Millenario non è un’opera inedita, ma si tratta comunque di un prodotto che in qualche modo ha segnato la storia di Nintendo, non tanto per un fattore puramente economico e commerciale (non è mai stato un brand forte nelle vendite), quanto di mera importanza e autorevolezza tra le sue celebri IP.

Paper Mario

C’è un prima e dopo Il Portale Millenario.

C’è un prima, che rasenta un periodo aureo per la serie. Ci sono due capitoli che hanno appassionato ed emozionato milioni di videogiocatori in tutto il mondo; gli stessi che oggi attendono con ansia spasmodica l’arrivo di questa remastered (per certi versi molto più di una semplice rimasterizzazione, comunque).

E c’è un dopo; la fine di un’era, di un sogno. Un periodo obliabile dove Paper Mario è morto, provando a risorgere in minima parte dalle sue ceneri con The Origami King, il quale, seppur valido, non è però minimamente all’altezza dei due capitoli più significativi di questo brand.

Paper Mario

Per anni ho atteso che Intelligent Systems realizzasse il Paper Mario dei sogni, replicando le emozioni e la magia intrisa nei primi due gloriosi episodi. E ho sempre atteso invano (ci ha pensato Moonsprout Games con Bug Fables: The Everlasting Sapling ad ovviare al problema, in parte), poiché passi pure Super Paper Mario, che voleva essere qualcosa di diverso (ma andrò controcorrente, a me non è che sia piaciuto poi così tanto, eh), però Sticker Star e Color Splash sono state due esperienze che mi hanno sì segnato, ma non come penserete voi, bensì nel peggiore dei modi in cui una persona possa essere segnata. È stato oltremodo torturante cercare di portare al termine questi due esempi lampanti di offesa all’avventura, e ‘cercare’ non è messo lì per caso in quanto con Sticker Star, giunto quasi verso le battute finali, ho mollato la presa poiché non ne potevo più. Sì, non ne potevo più di cimentarmi in sezioni di gioco che rappresentassero l’anti-game design per antonomasia e svolgere attività ridicole tra giri a vuoto in stage dal level design riciclato su più piani e via vai di allungamenti di brodo inutili sprovvisti di estro creativo. Un piattume totale, insomma.

Tuttavia con Color Splash sono invece voluto andare fino in fondo (ancora oggi mi chiedo chi me lo abbia fatto fare), e per quanto questo titolo sia anche brillante in svariate circostanze, è un calcio continuo nei coglioni a causa di momenti senza logica alcuna che vanno a rovinare quel poco di buono che c’è. Pochi alti e moltissimi bassi in un viaggio che diventa soporifero fin troppo presto con la destinazione, lontana, che sembra non arrivare mai (alla faccia di chi dice che sia il percorso ad essere bello e non la meta). Per non parlare poi del fatto che entrambi i titoli condividano uno dei battle system più brutti ed orripilanti che si siano mai visti nella storia dei videogiochi: quelle stramaledettissime carte. Io odio le carte. Cioè, mi piacciono, ma non in Paper Mario. In Paper Mario sono da abolire (e, guarda un po’, con The Origami King lo hanno finalmente capito, sebbene il battle system sostitutivo non sia poi chissà che roba, ma almeno regala qualche soddisfazione nelle boss fight).

L'”epicissima” e “divertentissima” battaglia con la carne… sì, chi ha giocato capirà.

Ed è proprio con The Origami King che c’è stata una ripresa verso i gloriosi fasti di un tempo, sebbene il titolo in alcune circostanze sembra addirittura perculare i suoi fan, soprattutto nella gestione dei partner che in questo capitolo fanno il loro ritorno, ma non come qualcuno potrebbe giustamente auspicare. Non fraintendetemi, ho apprezzato davvero parecchio l’ultimo Paper Mario; è stata una boccata d’ossigeno dopo quel cumulo di sterco fumante dei due predecessori. D’altronde le belle idee ci sono, l’esplorazione è comunque piacevolissima e stimolante, e non mancano momenti intensi e spassosi, nonché tantissima varietà videoludica. A mancare è tuttavia la componente ruolistica che io non chiedo obbligatoriamente, ma se me la inserisci allora sei pregato di farlo bene. Invece no, sempre quelle robe senza un briciolo di profondità e che alla lunga mostrano tutti i difetti di un impianto ludico che così non può funzionare. Ed è un peccato in quanto l’idea alla base del battle system di The Origami King non è nemmeno da buttare, però sprovvisto di tecnicismi e strategia finisce per esaurire seduta stante il suo potenziale (come detto, rende solo nelle boss battle).

A tutto questo aggiungiamo che dal punto di vista estetico io mi sono rotto proprio il cazzo di vedere personaggi generici senza spessore e carisma, insistendo ancora una volta sulla cazzata dei modelli tridimensionali del mondo reale come ventilatori, lampadine, estintori e affini. Ma siamo seri? voi davvero vi divertite con questa roba? Davvero trovate entusiasmante combattere con l’astuccio delle matite colorate parlante? No, perché io, francamente – come già ribadito – mi sento proprio preso per il culo. Le tribù varie, inoltre, non hanno diversificazione e ci si imbatte in Koopa Troopa, Bob-ombe e altre tutte uguali, smorzando di parecchio l’immersione poiché non ci si sente coinvolti senza varietà. I mondi sono bellissimi; dal punto di vista artistico solo un plauso per gli sviluppatori, ma dannazione i personaggi, i nemici e tutto il resto sono totalmente inguardabili. Carini gli origami, ma non basta.

Insomma, un titolo molto bello afflitto però dalle stronzate che la serie si porta dietro ormai da anni. Ci sarebbe davvero così tanto da dire sul cambiamento radicale di Paper Mario che non basterebbe un intero saggio. A tal proposito metto qui sotto tre video sul tema realizzati da un validissimo canale YouTube che riporta tutte le fonti che dimostrano che non sia Shigeru Miyamoto l’unico responsabile della morte della serie (come ho erroneamente creduto anch’io, prima di aver scoperto questi contenuti qualche anno fa), ma anche, e in particolar modo, Kensuke Tanabe. Buona visione.

Riassumendo brevemente, Kensuke Tanabe si ostina a portare avanti la filosofia rigida di Shigeru Miyamoto quando quest’ultimo in primis ormai ha cambiato idea in merito. D’altronde se ci credesse ancora non avrebbe di certo approvato un progetto come quello di Mario + Rabbids, non trovate? E invece in Ubisoft Milano ne hanno realizzati addirittura due di episodi (il secondo, bellissimo, che abbiamo recensito QUI), proprio a riconferma che Miyamoto-san non appoggia più quella linea di pensiero. Tanabe si ostina invece a portare avanti una filosofia in cui non crede nemmeno più il suo stesso mentore. Non ha senso. Inoltre afferma che hanno voluto cambiare rotta con Paper Mario e basarlo maggiormente su semplicità, azione e puzzle solving in quanto esiste già Mario & Luigi (per ora in declino causa dipartita di AlphaDream) come serie ruolistica sull’universo del Regno dei Funghi. Una scusa bella e buona se consideriamo che le due saghe sono sì giochi di ruolo, ma condividono soltanto il genere, dopodiché prendono direzioni diametralmente opposte per un semplice motivo: hanno filosofie e visioni differenti.

D’altronde, seguendo questo ragionamento, non avrebbero dovuto riproporre Super Mario RPG così vicino a Paper Mario: Il Portale Millenario per evitare di farli finire in conflitto. E invece possono coesistere tranquillamente siccome sono due titoli totalmente differenti, pur essendo RPG “Marieschi”. Inoltre, sempre volendo seguire questo assurdo ragionamento, perché Paper Mario continua comunque ad avere un battle system a turni? Sì, pessimo, ma pur sempre un battle system a turni. Se vuoi rimuovere la componente RPG perché c’è già Mario & Luigi, allora rimuovi completamente tutto (cosa che personalmente avrei gradito vista la sua scarsa qualità).

Io però voglio anche appoggiare questa scelta, tuttavia non posso farlo se poi cambiare equivale a creare prodotti orrendi come Sticker Star e Color Splash. E quando Eurogamer Germania gli fa presente nell’intervista (trovate tutto nei succitati video) che i titoli più apprezzati di Paper Mario sono i primi due e che i fan gradirebbero un ritorno di quella formula, Tanabe risponde con nonchalance che lui comprende, ma che deve comunque tener conto del suo operato e applicare le proprie di idee (giusto, dal punto di vista autoriale), altrimenti non sarebbe in grado di sorprendere i videogiocatori… ed eccola la supercazzola. Come li sorprendi, con il ventilatore gigante che sposta le acque del mare? Ma vattene affanculo, su.

Paper Mario

Voglio sostenere qualunque cosa; il creativo deve sempre esprimere la sua creatività, appunto, ma se ti ostini su un qualcosa che non funziona, tra l’altro per ben tre iterazioni, vuoi capire che non stai centrando il bersaglio o no? Se deludi continuamente i tuoi fan per portare avanti una tua filosofia in cui comunque non crede più nemmeno il tuo mentore, fai un passo indietro e ammetti i tuoi errori, se no si pecca di egoismo (oltre che di presunzione) in quanto se da un lato è vero che un autore debba esprimere il cazzo che gli pare, dall’altro è altresì vero che se può continuare a farlo è perché qualcuno spende soldi per acquistare ciò che crea, permettendogli così di continuare a lavorare. Una mano lava l’altra, per capirci.

Già prima che venisse annunciato Paper Mario: Il Portale Millenario su Nintendo Switch speravo in un nuovo eventuale capitolo che prendesse il meglio di The Origami King (che ha comunque delle qualità da vendere) applicandolo però alla formula classica della serie – ovviamente ammodernata e rivoluzionata – per dare così ai fan di Paper Mario il vero sequel che meritano e che da anni stanno aspettando. Mi auguro quindi che questa remastered sia l’occasione d’oro per dar modo di comprendere che la gente non desidera altro e che possa dunque essere di buon auspicio per la realizzazione del Paper Mario definitivo che manca purtroppo all’appello dal 2004. Riusciranno Intelligent Systems e Nintendo, ma soprattutto Kensuke Tanabe, a capirlo? Staremo a vedere… ma se è accaduto l’impossibile con un annuncio che mai avrei creduto di poter vedere in vita mia, allora tutto può tramutarsi in realtà.

Resta il fatto che io ancora non ci credo che Il Portale Millenario stia per approdare su Switch. Ancora non ci credo che potrò finalmente rigiocarlo in versione riveduta e corretta – in portatile e in TV – in una veste grafica rinnovata con la console ibrida della grande N. Sono felicissimo di questa riproposizione non solo per la remota possibilità di un ripensamento da parte dei vertici per il futuro della saga; lo sono soprattutto perché potrò rigiocare su un sistema moderno un capolavoro senza tempo che adoro alla follia e che ritengo uno dei migliori giochi in assoluto disponibili sul mitico Nintendo GameCube.

Con la speranza di poter gridare presto a gran voce: bentornato, Paper Mario.

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Ismaele "Isma92" Mosca

Appassionato di videogiochi sin da piccolo, al punto tale da portarlo nel tempo a scrivere per circa dieci anni per il settore videoludico. Dopo aver lasciato tutte le testate per le quali scriveva, eccolo intraprendere una nuova avventura sulle pagine di Pushbutton.it, piccola realtà nata dalla sua mente e quella di due grandi compagni di viaggio, nonché cari amici: Gennaro Schiavelli e Antonio Rodo. Retrogamer incallito e musicista, ama la pizza e la cultura nipponica ed è pronto a raccontarvi e condividere tutto quello che gli passa per la testa.