Oakenfold – Recensione

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Qualche anno fa c’è stato all’apparenza un piccolo titolo indie che ha saputo stravolgere il genere degli strategici a turni e ottenere un sontuoso Metacritic pari a 90. Tale gioco è Into the Breach, un’opera al primo sguardo quasi semplicistica a livello grafico, ma che nasconde al suo interno un gameplay sontuoso e delle meccaniche straordinarie. Un grande successo che ha provato in questi giorni a toccare anche in minima parte Oakenfold, particolare ibrido tra uno strategico a turni e un roguelike di Rutger Van Dijk.

Oakenfold: uno strategico a turni particolare

Oakenfold, infatti, amalgama insieme il genere reso celebre negli ultimi anni da X-Com con una serie di meccaniche alla roguelike. Il tutto con una spruzzata di viaggi e loop temporali. All’inizio di ogni partita nell’opera di Rutger Van Dijk andremo infatti a scegliere quello che è il mindset di Asha, la protagonista del titolo, selezionando di conseguenza anche quelle che sono le sue abilità. Il mindset Agile, ad esempio, si basa sulla mobilità e sulla capacità del giocatore di posizionarsi correttamente di turno in turno, mentre quello Scientific è più incentrato sull’utilizzo di trucchetti come il cambiare di posto con gli avversari. Una caratteristica, quella di poter definire il mindset di Asha di partita in partita, che aumenta notevolmente la rigiocabilità del titolo, soprattutto considerando come ognuno di essi si presti ad essere giocato in maniera molto differente.

Oakenfold

Ad alimentare la vena roguelike di Oakenfold è poi il fatto che, prima di immergerci nelle battaglie vere e proprie, abbiamo la possibilità di scegliere che strada prendere per arrivare al boss dell’area. Una volta deciso il proprio mindset e il proprio iter è poi finalmente l’ora di scendere in campo ed è qui che inizia il vero spettacolo di Rutger van Dijk.

A differenza di esperienze analoghe, dove verrebbe fisiologico porsi come obiettivo lo sterminio delle minacce presenti in ogni mappa, Oakenfold gioca invece sulla difensiva, ponendoci come obiettivo il difendere un numero casuale di casse generate randomicamente all’interno delle varie zone. Perderne più di 5 nell’intera partita significa infatti dover ricominciare da capo. Anche venire sconfitti dagli assalti avversari, inoltre, ci costerà una vita, con tre a disposizione nell’intera run.

Manipolazione del tempo

Se così il tutto potrebbe sembrare tutto sommato classico, tolta appunto una filosofia più difensiva che offensiva alla base del gameplay, in realtà Oakenfold è un piccolo gioiellino di strategia. Le già citate vite di Asha possono ad esempio essere sacrificate per evitare la comparsa di un nemico posizionandosi sul suo punto di spawn e la possibilità di vedere in anticipo gli assalti avversari, oltre che ricordare il sommo Into the Breach, rendono infatti il tutto già più accattivante.

Oakenfold

La vera chiave di volta di Oakenfold è però la manipolazione del tempo. Durante i vari combattimenti è infatti possibile tornare indietro di qualche mossa o tentare qualche salto in avanti nella linea temporale, provando così varie e diverse strategie. Una meccanica che alimenta decisamente le potenzialità del titolo, senza renderlo troppo facile, anzi. Anche a difficoltà normale, infatti, raggiungere e sconfiggere il boss finale sarà tutt’altro che una passeggiata.

Più che interessante, infine, anche lo stile grafico e artistico, che per quanto non elaborato riesce comunque a spiccare nel mare magnum delle produzioni indie, soprattutto considerando come si tratti del lavoro di un’unica persona. Non male, anche se non è certo il punto di forza di Oakenfold, l’aspetto audio.

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CONCLUSIONI
Overall
7.8/10
7.8/10
  • GRAFICA - 7.5/10
    7.5/10
  • GAMEPLAY - 8/10
    8/10
  • AUDIO - 7/10
    7/10
  • LONGEVITÀ - 8.5/10
    8.5/10

IN SINTESI

Oakenfold è un figlio di Into the Breach particolarmente interessante, che riesce a unire in modo saggio ed equilibrato la meccanica della manipolazione temporale all’interno di una peculiare amalgama tra strategico a turni e roguelike. Se amate il genere, val ben la pena dargli un’occhiata.


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