The Devil in Me: un finale di stagione all’insegna del sangue – Recensione

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Siamo ormai arrivati al finale di stagione della The Dark Pictures Anthology sviluppata dai ragazzi di Supermassive Games. Serie per altro iniziata nel 2019. Dopo un avvio abbastanza tremolante con Man of Medan e Little Hope (QUI la nostra recensione), la qualità di questi prodotti è migliorata col tempo, almeno a livello narrativo, in quanto il gameplay è rimasto sempre lo stesso. Questa volta la saga si conclude con uno dei racconti che personalmente ritengo tra i migliori giocati; sì, sto parlando proprio di The Devil in Me. Come le altre opere, strizza l’occhio alle letterature dalle tinte horror, ma lo fa in modo differente, con una storia molto più curata e ambiziosa. Volete sapere di cosa si tratta? Allora mettetevi comodi.

Nella mente di un serial killer

La storia narra le vicende di un’attrice appartenente ad un caso avvenuto a fine 800, che vede al centro di tutto il primo serial killer americano: Henry Howard Holmes. Al noto killer vennero attribuiti più di duecento omicidi, tutti avvenuti all’interno di un edificio modificato dallo stesso uomo che lo ha edificato poi come un hotel. Questo cambiamento fu ideato proprio per renderlo una trappola labirintica per le sue prede; assisteremo a questa cosa in quanto il primo approccio sarà quello di un tutorial.

A seguito di questa prima fase, il Curatore, nonché poi il narratore che ci ha accompagnato in ogni episodio della saga, ci introdurrà i protagonisti di questa storia ambientata ai giorni nostri. Il gruppo che prenderà parte sarà una troupe televisiva del genere True Crime. Al momento la troupe starebbe girando il primo episodio della loro serie TV incentrata proprio sui crimini commessi da Holmes e tra l’altro proprio all’interno di una magione ricostruita da un benefattore fanatico del killer.

The Devil in Me

Ovviamente la storia prenderà una brutta piega con svariati risvolti visto che nasconde parecchie cose davvero intriganti; non andrò oltre in quanto starà a voi scoprire che cosa si cela dietro, quindi perché mai dovrei rovinarvi la sorpresa? Quello che posso dirvi è che per la prima volta ci ritroviamo davanti ad una storia molto realistica, in quanto non si tratta più di un qualcosa di soprannutarale oppure mistico come visto nei predecessori, bensì di qualcosa di più concreto e veritiero.

Vi basterà comprendere quanto detto fin dai primi minuti di gioco, siccome il titolo vi porterà a vivere delle situazioni di alcune vittime di quegli anni. Nella durata complessiva di sette ore o poco più, il prologo getterà le basi per un ottimo inizio, il quale purtroppo a causa di alcuni difetti incomincia poi ad annacquarsi portando ad un finale poco riuscito. L’opera vuole raccontare tanto, ma questo troppo osare genera confusione nel videogiocatore che potrebbe tramutarsi in noia.

Una formula già vista

Parlando invece del gameplay, la formula proposta dallo studio presenta delle novità, ma rimane ancora una volta la stessa. I protagonisti muoveranno i fili della narrativa assieme alle scelte che sceglieremo di fare. In alcune sequenze bisognerà ancora una volta prestare la massima attenzione alle scene caratterizzate dai Quick Time Event, che come sempre potranno essere determinanti o cambiare il destino dei nostri personaggi.

Seppure la base sia uguale a quella vista negli episodi precedenti, noi giocatori, a seconda di chi staremo impersonando, avremo una maggiore libertà esplorativa. Potremo dedicarci ad esplorare gli ambienti dell’hotel e tanti altri, inoltre potremo anche spostare degli oggetti per raggiungere delle zone molto più elevate, sebbene sia necessario tener presente che per quanto provvisti di maggiore autonomia, gli ambienti restano del tutto limitati.

The Devil in Me

Sicuramente una delle innovazioni constatate nel titolo riguarda l’uso dell’inventario: ogni singolo personaggio ne avrà uno grazie al quale potrà ricorrere agli strumenti che all’occorrenza potranno tornare utili, anche se in maniera guidata.

Insomma, The Devil in Me ha una buona base, ma purtroppo limitata.

Il cuore di The Devil in Me

Dal punto di vista tecnico lo studio ha apportato delle migliorie che rendono visivamente appagante l’esperienza. Graficamente si comporta bene, sia nelle ambientazioni che nelle animazioni dei personaggi, le atmosfere risultano suggestive, sebbene le aree di gioco, per quanto esplorabili, sono molto limitate.

Il comparto sonoro è valido e ha un ottimo sound design, con una colonna sonora molto d’effetto e accattivante, mentre il doppiaggio in italiano rispetto alla lingua originale, appare decisamente poco curato. In alcune azioni e scene, i dialoghi saranno solo in lingua originale.

Una piccola problematica che con una patch potrebbe comunque essere corretta.

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CONCLUSIONI
Overall
7.5/10
7.5/10
  • GRAFICA - 7.5/10
    7.5/10
  • GAMEPLAY - 7.5/10
    7.5/10
  • AUDIO - 7/10
    7/10
  • LONGEVITÀ - 7/10
    7/10

IN SINTESI

In conclusione, The Devil in Me chiude a metà la prima stagione di questa antologia horror che sicuramente, insieme a House of Ashes, rappresenta il titolo più intrigante di questa saga sia dal punto di visto narrativo che sul piano del gameplay. Di certo per fare un bel finale di stagione ci sarebbe voluto ben altro, in quanto narrativamente presenta una discontinuità che spesso può portare ad annoiare il giocatore, seppure sia comunque inquietante e molto curioso. Speriamo che con la seconda stagione il team osi di più e possa davvero portare delle storie horror pari a molte pellicole cinematografiche a cui abbiamo assistito negli ultimi anni.


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Francesco Damiani

Appassionato di videogiochi e di cinema fin dalla tenera età. Crescendo negli anni ha incominciato studiarli e a comprendere tutto ciò che si cela dietro il processo creativo.