Alone in the Dark – Un’immagine di cosa ci aspetta

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THQ Nordic e Pieces Interactive sono pronti a farci rivivere i nostri incubi peggiori

Ed eccolo finalmente il nuovo vociferato Alone in the Dark, al centro nei giorni scorsi di innumerevoli rumors che ne sancivano il suo imminente ritorno sulla scena; un gioco, o meglio una saga, che ogni appassionato di horror dovrebbe ben conoscere. Parliamo d’altronde del capostipite del genere per come li conosciamo e intendiamo oggi; colui che nel lontano 1992 gli diede i natali con l’intento d’impallidire qualsivoglia videogiocatore dell’epoca, di certo non ancora avvezzo ad un cambiamento così forte e radicale da imprimersi addosso, sulla propria pelle.

La mai troppo compianta Infogrames a quel tempo viaggiava forte, sapeva regalarti giochi dotati di una certa caratura che già solo vedendone il logo, i tuoi occhi s’illuminavano d’immenso; e siccome in quegli studi – col senno di poi – c’abitava gente saggia, non dev’essere stato difficile avallare un progetto avveniristico come quello di Frédérick Raynal.  Pubblicato prima per MS-DOS e successivamente convertito pure per tostapane di ogni generazione (si fa per ridere, ovviamente), Alone in the Dark può farsi fregio del titolo di survival horror per antonomasia, quello che ci fece assaporare trame Lovecraftiane attraverso i nostri polpastrelli.

Alone in the Dark

Questa nuova rivisitazione targata THQ Nordic e Pieces Interactive (stando a quando visto nel recente primo trailer) punta quindi a farci rivivere, dopo alcuni capitoli piuttosto altalenanti, quella paura che diede inizio a tutto, ripartendo proprio dai due protagonisti dell’opera madre, vale a dire: Edward Carnby ed Emily Hartwood.

Il voler attingere a piene mani dal disegno originale lo si percepisce subito, non soltanto per la presenza di questi due, ma persino dall’ambientazione scelta per questa nuova spaventosa avventura, catapultandoci difatti in quella Villa Derceto di cui ormai ne si dovrebbero conoscere gli anfratti più reconditi. Quello che piuttosto potrebbe e dovrebbe differire rispetto al gioco del ’92 è invece il pretesto narrativo per il quale faremo visita a questa sontuosa villa, in cui gli incubi che prendono vita sotto forma di animali antropomorfi e disgustosi saranno all’ordine del giorno (o della notte, in questo caso). Tutto appare dunque un chiaro rimando alle radici che lo hanno reso celebre, e mentre le immagini del trailer continuano a scorrermi davanti, quasi sento di assaporarne quel ricordo agrodolce; specie stamane che c’è pure una leggera pioggia e un venticello che me ne rinfresca i ricordi.

Alone in the Dark

 

Il fatto, poi, che a capo del progetto vi sia Mikael Hedberg, autore tra gli altri di Amnesia e S.O.M.A. (mica due giochetti qualunque), mi lascia piuttosto sereno sulla qualità finale di una narrativa che potrebbe evolversi oltre, almeno rispetto a come potrei immaginarmela se la guardo facendo fede al passato.

Ciò che mi ha colpito positivamente di questo nuovo restyling però è senza dubbio il gameplay, che nonostante abbracci la modernità attraverso una visuale in terza persona posta dietro le spalle dei protagonisti, parrebbe trasmettere il giusto grado d’ansia e d’inquietudine. La presenza di enigmi, di quelli che paiono essere alcuni piani dimensionali e di un sistema di shooting che magari non sarà propriamente immediato ma più pesante e pensante, potrebbero infatti giovare non poco all’opera; laddove oggi si cerca l’immediatezza a favore dell’azione (salvo rare eccezioni à la The Medium), Alone in the Dark sembrerebbe puntare ad un nuovo inizio, ripescando alcune meccaniche perse a posteriori.

 

Ciò che più brilla, comunque, non sempre acceca, e non notare un comparto tecnico come quello appena visionato non sarebbe intellettualmente onesto. Facile lasciarsi abbindolare dall’effetto “WOW” di un’opera che vuole ritornare in grande spolvero, ma non è certo con queste intenzioni che Pieces Interactive riesce a farmi fesso. Di sicuro, graficamente parlando, siamo su livelli accettabili per un titolo che ha alle spalle un certo tipo di budget ma, il fatto che sia pensato solo per piattaforme di nuova generazione e per PC, mi lasciava presagire un prodotto più curato. Quello che emerge dal video, infatti, è che i modelli poligonali, per quanto ben realizzati, pecchino nella resa dei volti e nelle loro espressioni facciali (e sappiamo quanto queste siano oggi fondamentali per trasmettere le paure dei protagonisti ai videogiocatori), al pari di alcune animazioni che sembrano ancora piuttosto legnose.

Alone in the Dark

Fortunatamente il team di sviluppo è stato in grado – almeno a pelle – di ricreare le giuste atmosfere che già da ora appaiono varie, claustrofobiche, insane ed evocative; pertanto questo è un contraltare, quella seconda faccia di una medaglia da non sottovalutare affatto. Certo, c’è un level design ancora tutto da verificare, ma se si viene a creare il giusto equilibrio – e decenni e decenni di storia dei videogiochi ce lo insegna – l’aspetto tecnico passerà senza dubbio alcuno in secondo piano (purché non sia afflitto da gravi bug), lasciando spazio ad una nuova turbe che lentamente farà il suo ingresso nella nostra lucida e stolta follia.

Ma di questo ne riparleremo a tempo debito, appena avremo maggiori dettagli. D’altronde qui si fa ancora fatica a capire se catalogarlo come remake, soft reboot, reboot o nuovo capitolo a sé stante.

Professiamo pazienza, insomma, senza incanalarci in voli pindarici per qualcosa che sì, appare interessante già dal principio, ma che è ancora lungi da quella forma mentis che ce lo fece apprezzare in un’epoca ormai remota.

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Gennaro Schiavelli

“Non vuoi niente. Non credi in niente. Il futuro è il tempo che ti rimane prima di finire un videogioco. Non credi nella vita dopo la morte e hai poca fiducia nella vita in generale. L’unica cosa che sai per certo è che non vuoi le stesse cose dei tuoi genitori.”