Kokoro Clover Season 1 – Recensione

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Quando Gennaro ha fatto presente che c’era questo titolo da dover recensire, mi son detto “massì, perché no?”. Lo stile fortemente nipponico, i colori e la tipologia di gioco mi hanno incuriosito parecchio e quindi me ne sono voluto occupare. Ebbene, Kokoro Clover Season 1 (intitolato in originale come ココロクローバーパート1・Kokoro Kuroubaa Paato 1) è una produzione dal buon potenziale, tuttavia non lo sfrutta appieno. Trattasi di una sorta di action platform dove però la componente ludica risulta abbastanza ridotta all’osso. La caratteristica peculiare dell’opera consiste nel fatto di essere strutturata veramente come fosse una serie anime tipica giapponese, con tanto di episodi, sigla opening ed ending.

Vestiremo i panni di Treffy, un’evocatrice di spiriti che si imbatte per caso nel Kokoro Clover e decide così di scoprirne i reconditi segreti. La giovane eroina parte quindi insieme al suo gruppo di amici per vivere questo emozionante viaggio, ma si ritroverà coinvolta in una lunga serie di casini contro brutti ceffi che non hanno buone intenzioni e vogliono rubarle – non l’avremmo mai detto – il Kokoro Clover, appunto. Sostanzialmente sono queste le premesse che danno il via all’avventura; un’avventura intrisa di comicità, gag e momenti demenziali ed esilaranti che strapperanno più di un sorriso.

Kokoro Clover

Il gioco è suddiviso in 12 episodi, proprio come fosse una serie anime (lo accennavo pure in apertura). Per quanto ci siano meccaniche interessanti, una caterva di boss, trasformazioni ed una miriade di combinazioni con assistenti e carte varie, si passa più tempo a vedere cutscene e leggere dialoghi che non a giocare. Non necessariamente è da vedere come un difetto, d’altronde Kokoro Clover vuole essere appunto una sorta di prima stagione di un programma televisivo giapponese in salsa videoludica. Però gli stage sono troppo brevi, il level design solo a tratti ispirato risulta nel complesso abbastanza ridondante, le boss fight mai davvero appaganti e la longevità è abbastanza scarsa. Chi mi conosce sa che non peso il valore di un gioco in base alla durata, tuttavia si poteva osare molto di più.

Essendo una produzione terminabile tranquillamente in un paio d’ore (più della metà passate a guardare cutscene), sarebbe stato opportuno offrire una varietà di situazioni più elevata e soprattutto livelli un pelino più intricati e complessi, dando così anche modo di sfruttare le numerose abilità delle carte e degli assistenti. Il tutto si limita invece a: sparare/colpire nemici e superare qualche fase platforming che faccio pure fatica a definire tale, affrontando infine boss quasi sempre nella stessa maniera (specie una volta compreso come sfruttare i set di carte e abilità), senza un minimo di strategia. Un vero peccato considerando che il titolo è comunque intriso di quella verve old school che tanto gradisco; bisognava soltanto crederci di più.

Kokoro Clover
Come potete vedere, in questa schermata vi è つづく (tsuzuku)、ovvero ciò che indica qualcosa che continua, il continuare, e che quindi possiamo adattare anche come “to be continued”. Tuttavia nella finestra di dialogo vi è pure またね (matane)、uno dei tanti saluti in giapponese (usato principalmente quando si va via, quindi come un “ci vediamo”), ma nel sottotitolo è stato omesso. Ora, trattasi di una sciocchezzuola, ma mi auguro non ci siano casi più eclatanti di mancanze o – peggio – di cattivo adattamento all’interno del gioco.

Dove Kokoro Clover invece brilla è proprio nello stile artistico molto kawaii (可愛い・かわいい), colorato e caratterizzato da una pixel art decisamente valida e bella. Le animazioni sono piacevolissime e le varie scene si lasciano seguire con gusto, stesso dicasi per i piccoli filmati. Anche la colonna sonora composta da Shinryu fa il suo dovere con una buona varietà di brani vivaci che enfatizzano l’azione (ma soprattutto i siparietti comici). Un po’ meno soddisfacente la risoluzione a schermo, tant’è che la produzione targata ひこてる (Hikoteru) rende molto di più in portatile su Switch (la versione che abbiamo analizzato).

Oltre alla story mode c’è poi la possibilità di giocare la modalità avventura (che però non presenta altro che gli stessi stage della storia, ma senza dialoghi e cutscene, e giusto qualche livello extra) ed affrontare la boss rush. Infine vi è un minigioco di danza tipo rhythm game (anch’esso poca roba), carte ed oggetti acquistabili, nonché la libreria dove consultare le varie info su personaggi, mostri e tutto ciò di cui si è in possesso. Infine, una caratteristica simpatica che ho avuto modo di notare è che i dialoghi e i nomi degli episodi sono stati lasciati in lingua giapponese e sotto vi sono i sottotitoli (in inglese). Ottimo per chi come me è alle prese con il 日本語 (Nihongo, ovvero il giapponese inteso come lingua/linguaggio) e vuole esercitarsi a leggere o notare qualche incongruenza nell’adattamento (purtroppo non sono ancora a questi livelli, sebbene abbia notato una piccolezza – come riportato nello screen poco più su).

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CONCLUSIONI
Overall
6.2/10
6.2/10
  • GRAFICA - 7.8/10
    7.8/10
  • GAMEPLAY - 6.5/10
    6.5/10
  • AUDIO - 7/10
    7/10
  • LONGEVITÀ - 5/10
    5/10

IN SINTESI

Kokoro Clover è un titolo carino, che si lascia giocare pure con piacere, però sfrutta davvero poco (e malissimo) le potenzialità di cui si avvale. La scarsa durata dell’esperienza, la brevità eccessiva degli stage e le boss fight abbastanza scarse (per quanto avvincenti nella loro caratterizzazione) sono i principali elementi che affossano un prodotto che altrimenti poteva risultare senza dubbio più valido. Stile e carisma infatti non mancano, i personaggi sono simpatici e la componente in salsa videogioco-anime è piuttosto riuscita. Non resta che augurarci il salto di qualità con Season 2 (che non sappiamo quando uscirà) e sperare che il team di sviluppo si concentri un po’ di più anche per quanto concerne la componente puramente ludica. Non me la sentirei dunque di consigliarlo a cuor leggero, ma in offerta al giusto prezzo potrebbe essere un buon espediente per staccare la spina e passare un paio di orette in spensieratezza, specie se siete appassionati delle produzioni nipponiche.


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Ismaele "Isma92" Mosca

Appassionato di videogiochi sin da piccolo, al punto tale da portarlo nel tempo a scrivere per circa dieci anni per il settore videoludico. Dopo aver lasciato tutte le testate per le quali scriveva, eccolo intraprendere una nuova avventura sulle pagine di Pushbutton.it, piccola realtà nata dalla sua mente e quella di due grandi compagni di viaggio, nonché cari amici: Gennaro Schiavelli e Antonio Rodo. Retrogamer incallito e musicista, ama la pizza e la cultura nipponica ed è pronto a raccontarvi e condividere tutto quello che gli passa per la testa.