Axiom Verge 2: il ritorno del re – Recensione

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Sapete, io adoro i metroidvania. Appartengono a quella categoria di videogiochi che sanno come tenermi incollato davanti allo schermo grazie a quel loro insieme di componenti ludiche che richiedono di sfruttare svariate abilità. Il mio approccio arriva proprio con quello che ne risulta a conti fatti il pioniere assoluto e che ha dato vita – insieme a Castlevania: Symphony of the Night – al genere (sebbene non sia propriamente corretto definirlo tale). Mi riferisco chiaramente a Super Metroid, il capolavoro uscito ventisette anni fa sulla grigia ammiraglia Nintendo: il Super Famicom. Sequel del primo omonimo capitolo del 1986 che avrebbe piantato le basi poi evolute in maniera totalizzante dal suo successore. Da allora mi sono appassionato in primis alla serie stessa (giocando tutti gli episodi ed ora attendo Dread con spasmodica trepidazione), dopodiché ho cercato di trovare titoli simili, ma a parte i Castlevania non classici partoriti dalla mente di Koji Igarashi non esisteva granché. Almeno fino all’avvento degli indie. Con la scena indipendente i metroidvania hanno preso via via sempre più piede nel mercato videoludico, tant’è vero che forse oggi ne contiamo pure fin troppi. Si sono ormai diffusi a macchia d’olio ed è sempre più difficile trovare esponenti degni e di alta qualità, o comunque intrisi di una certa originalità; quella che dona loro l’impronta caratteristica che li contraddistingua. E sapete cosa vi dico? Meraviglioso Hollow Knight, stupendi i due Ori, particolarissimo Blasphemous, spassoso Shantae and the Pirate’s Curse, divertenti i due Guacamelee!, epico Monster Boy and the Cursed Kingdom e potrei continuare ancora a lungo. Eppure solo un gioco è stato capace di farmi respirare le atmosfere del brand concepito da Gunpei Yokoi. Sì, sto parlando di Axiom Verge, a mio avviso il re dei metroidvania. Di quelli più puri; di quelli che non hanno bisogno di ibridarsi a tremila generi per offrirti un’esperienza indimenticabile. Proprio la scorsa settimana è stato rilasciato a sorpresa Axiom Verge 2, ultima fatica di Thomas Happ che ho spolpato su Nintendo Switch. Un titolo che attendevo e desideravo come non mai. Opera sbalorditiva, che dimostra quanto l’autore abbia un tratto distintivo davvero unico nel realizzare esponenti del genere, ma che al contempo non ha però centrato appieno il bersaglio con questo secondo episodio.

Axiom Verge 2

Un passo in avanti, due indietro

Intendiamoci, Axiom Verge 2 è un ottimo prodotto, nonché un chiaro esempio di come si debba lavorare ad un metroidvania 2D. Nonostante esistano ormai decine e decine – ma che dico? –, centinaia di produzioni analoghe, quella di Tom Happ è un’opera che ancora una volta sa distinguersi dalle altre, proponendo un’esperienza davvero singolare che non ti fa avvertire quella sensazione di déjà vu che ormai attanaglia numerosissimi titoli del genere. Il sequel stesso si allontana – forse anche un po’ troppo – dal primo Axiom Verge, offrendo novità di un certo spessore, perdendo però al contempo quei tratti unici e peculiari che lo avevano reso un metroidvania favoloso, nonché tra i miei indie preferiti in assoluto. È vero che per molti l’episodio precedente non sia altro che una mera ispirazione al celebre Metroid, ma per tutti coloro che pensano non sia null’altro oltre a questo, beh, o non hanno approfondito e portato al termine il gioco oppure non l’hanno compreso (o, ancora, conosco non molto bene Metroid stesso). Axiom Verge ricordava sì l’IP targata Nintendo, ma ne prendeva pure le dovute distanze e, ora dopo ora, mostrava sempre più la sua identità ben distinta. La stessa identità che Axiom Verge 2 mantiene quasi inalterata, ma il ‘quasi’ non è di certo messo lì a caso.

Purtroppo l’essenza stessa di Axiom Verge era quella di essere un metroidvania con le armi da fuoco, uscito in un periodo dove si sentiva un incredibile bisogno di qualcosa di questo tipo, considerando pure che Samus non aveva fatto ancora il suo ritorno con il remake di Metroid II su 3DS. Per dare una svolta alla sua creatura Happ decide quindi di cambiare totalmente approccio, incentrando il combattimento su un sistema più classico e ormai strabusato con armi bianche e da lancio, insieme alla possibilità di sfruttare l’hacking. Fortunatamente quest’ultimo non torna utile solo negli scontri con i nemici, risulta proprio fondamentale per il proseguimento dell’avventura. Con esso è infatti possibile attivare particolari marchingegni, piattaforme, sbloccare porte chiuse e quant’altro. Laddove sia stato ben implementato nell’esplorazione, l’hacking non è invece efficace nelle battaglie e la mancanza stessa dei boss (ulteriore punto debole del titolo) di certo non aiuta. Io capisco che contro nemici normali e mid-boss tal funzione venga sfruttata nel modo più semplice e meno profondo possibile, ma con la presenza di svariati boss si poteva enfatizzare il tutto, basando ad esempio gli scontri tra attacchi e hacking e dare ulteriore linfa all’idea che risulta comunque riuscita.

Axiom Verge 2

Mi ha lasciato invece quasi senza parole la componente esplorativa, qui elevata all’ennesima potenza, riprendendo addirittura il concetto di doppia dimensione già visto in quella perla smagliante di Metroid Prime 2: Echoes realizzato da Retro Studios per GameCube (o CuboDio che dir si voglia). Happ è riuscito a dar collegamento e continuità ai due mondi paralleli con un estro creativo senza precedenti. La protagonista, Indra Chaudhari, muove i suoi passi nell’ostile Oltremondo (non particolarmente avverso quanto Sudra del primo) ma dovrà avvalersi del suo drone per esplorare la Breccia, ovvero la dimensione simultanea. Per avanzare sarà quindi necessario muoversi nei due mondi tenendo ben presente che alcune azioni potrebbero avere ripercussioni nell’altro. Inizialmente è possibile entrare ed uscire dalla Breccia solo attraverso appositi portali dimensionali, ma andando più avanti, upgrade dopo upgrade, vi saranno ulteriori metodi per farlo. Al suo interno è inoltre curioso notare come l’aspetto grafico passi ad uno stile decisamente più retro simil 8 bit, creando un piccolo distacco con la splendida pixel art dell’Oltremondo. Axiom Verge 2 si allontana di conseguenza anche dal primo, presentando qui un’ambientazione artica con tonalità più fredde, pur non facendosi mancare location dal piglio cyberpunk ultra-futuristico. Nuova protagonista, storia inedita, anche se non mancheranno alcuni collegamenti e rimandi al predecessore, sebbene parrebbe sia proprio Axiom Verge 2 a fungere da prequel degli eventi narrati. La trama in questo episodio racconta tutt’altro, ma mantiene comunque le caratteristiche pseudo fantascientifiche viste nel primo e non mancheranno le classiche note che faranno luce sugli avvenimenti, dando maggior spessore al background criptico dell’opera.

Il gioco è davvero delizioso, avvalorato da un approccio esplorativo veramente fuori scala e che si differenzia da tutti i metroidvania indie usciti sino ad ora. Lo sviluppatore ha mantenuto la sua impronta (sebbene l’impatto iniziale risulti alquanto straniante) cambiando al contempo rotta, di conseguenza tutto quello che avevamo amato nel primo lo ritroveremo in forma totalmente diversa, con nuove abilità e modi di superare gli ostacoli che si pareranno dinanzi al nostro cammino. Indra può infatti arrampicarsi, effettuare persino qualche piccola scalata e sfruttare armamentari singolari mentre il drone dispone di molteplici funzionalità e migliorie rispetto al passato. La dualità tra lei e il piccolo robottino ricrea dunque una sinergia notevole, spingendo il giocatore a guardare sempre fuori dagli schemi. Una volta familiarizzato con tutte le possibilità offerte dal titolo ho capito che per proseguire dovevo sempre mettere in confronto le mappe dei due mondi. Non sempre trovi la via, ma l’esplorazione è premiale e ripaga comunque ogni volta con una nota, un potenziamento, punti abilità o quant’altro. Proprio questi ultimi appartengono ad una delle novità di Axiom Verge 2 che, a differenza del primo, si fa forte di una piccola caratteristica da gioco di ruolo: i punti abilità servono infatti per potenziare i parametri di Indra, del drone o dell’hacking, così da creare vantaggi in esplorazione e battaglia. In più ritroviamo anche la possibilità di teletrasportarci, velocizzando di molto gli spostamenti.

Axiom Verge 2

Tuttavia in Axiom Verge 2 non ho mai avvertito quel senso di insicurezza e smarrimento; l’avventura ha sicuramente un ritmo più fluido e meno dispersivo rispetto al primo, eppure in un metroidvania è anche bello perdersi e spremere le meningi per capire dove andare o come proseguire, nonché sentirsi perennemente in pericolo. Non dico qui non succeda, ma è un qualcosa che accade molto più di rado e che comunque molti videogiocatori potrebbero apprezzare. La sensazione rimane però che Tom Happ abbia voluto tarare la difficoltà dell’esperienza di parecchio verso il basso per renderla (forse fin troppo) più accessibile. Basti pensare che non vi sia un selettore della difficoltà, bensì una semplice opzione che ci permette di incrementare o diminuire i nostri danni e quelli del fuoco nemico. In generale l’avventura risulta meno tosta, seppur non mancheranno le morti. Ciò che evince è che ci ritroveremo un gioco arricchito davvero tanto dal punto di vista esplorativo, con novità ed espedienti ludici innovativi e di tutto rispetto, ma al tempo stesso sprovvisto di quella verve che caratterizzava il primo Axiom Verge e che lo rendeva unico proprio perché intriso di un po’ tutto, alternando quindi alla perlustrazione massiccia una potente e sana dose di platforming e momenti sparatutto. Chiaramente il saltellare tra una piattaforma e l’altra non mancherà in questo nuovo capitolo, ma si respira meno quella natura hardcore che mi aveva fatto amare a dismisura il prequel.

Ciò detto, l’ultima fatica di Happ risulta comunque galvanizzante, divertente e piacevolissima da giocare; una droga a cui è difficile sottrarsi. Tecnicamente mostra qualche importante passo in avanti rispetto al passato, con fondali di gran lunga più belli e curati, ma soffre (quantomeno su Nintendo Switch) di qualche lievissimo e sporadico calo di frame rate (abbastanza impercettibili). La colonna sonora si dimostra ancora una volta il valore aggiunto della produzione, sebbene la mancanza dei boss e di una traccia come Trace Rising si faccia sentire fortemente. Che poi, per essere più precisi, escludendo i mid-boss facoltativi, due boss fight le ritroviamo, ma assai diverse da ciò a cui eravamo stati abituati e francamente fin troppo semplici. La musica in ogni caso svolge sapientemente il suo ruolo e tutti i brani risultano un ottimo accompagnamento dall’inizio alla fine e non mancherà qualche riarrangiamento proveniente dal predecessore per la gioia dei suoi estimatori.

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CONCLUSIONI
Overall
8.4/10
8.4/10
  • GRAFICA - 8.7/10
    8.7/10
  • GAMEPLAY - 8.9/10
    8.9/10
  • AUDIO - 8/10
    8/10
  • LONGEVITÀ - 8/10
    8/10

IN SINTESI

Axiom Verge 2 è senza dubbio un ottimo sequel e dimostra il coraggio del suo creatore che preferisce fuoriuscire dalla comfort zone e proporre qualcosa di diverso, con tutti i rischi ed i pro e contro del caso. Alla fin fine io ho di base apprezzato questo cambio di rotta, sebbene avrei gradito le armi da fuoco come nel primo Axiom Verge piuttosto che queste da mischia e da lancio. Rimane comunque un mera esigenza soggettiva, ma credo sia invece innegabile che l’opera abbia fatto un passo in avanti per quel che concerne la componente esplorativa, ma due indietro per quanto riguarda boss fight, appeal generale e struttura ludica, perdendo quindi qualche colpo nell’esperienza complessiva, la stessa che nel precedente capitolo si avvaleva di situazioni di gioco più a 360 gradi. E Indra purtroppo non è Trace che avevo trovato di gran lunga più carismatico, sebbene la nuova protagonista abbia di sicuro i suoi assi nella manica, in particolare il rapporto con la figlia. Parliamo sempre di un prodotto di altissima qualità, originale, stratificato, intriso di idee ed espedienti ludici riuscitissimi, nonché una trama non chissà quanto complessa, ma comunque assai criptica e con una forte dose di elementi fantascientifici e filosofici che arricchiscono il tutto. Axiom Verge 2 rimane insomma un sequel da non lasciarsi scappare, specie se siete stati estimatori del primo. Lascerà l’amaro in bocca per le mancanze riportate (tranne a coloro che prediligono esperienze più semplici, accessibili e meno punitive), ma saprà esaltare per tutte le sue novità ed il tratto distintivo di cui si avvale. Avrei gradito qualche  collegamento più massiccio con il primo e non solo alcuni piccoli rimandi, ma tutto sommato va bene così. Non abbiamo tra le mani un semplice more of the same, bensì qualcosa che ha il coraggio di prendere la propria strada e che per tal motivo completa comunque l’esperienza del brand, pur non raggiungendo la qualità e quell’equilibrio sopraffino visti nel primo episodio. Nel bene e nel male, bentornato Axiom Verge.


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Ismaele "Isma92" Mosca

Appassionato di videogiochi sin da piccolo, al punto tale da portarlo nel tempo a scrivere per circa dieci anni per il settore videoludico. Dopo aver lasciato tutte le testate per le quali scriveva, eccolo intraprendere una nuova avventura sulle pagine di Pushbutton.it, piccola realtà nata dalla sua mente e quella di due grandi compagni di viaggio, nonché cari amici: Gennaro Schiavelli e Antonio Rodo. Retrogamer incallito e musicista, ama la pizza e la cultura nipponica ed è pronto a raccontarvi e condividere tutto quello che gli passa per la testa.