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Wo Long: Fallen Dynasty – Il provato dalla demo

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Dalla Cina con sudore…

Ormai mi sembra chiaro che dove vi siano produzioni di stampo giapponese come Wo Long: Fallen Dynasty, vi sia anch’io. L’amore che provo per il Giappone, d’altronde, non ha confini, e si espande a dismisura ad ogni occasione possibile. Sapere poi che vi sia la mano di Team Ninja dietro al titolo in questione contribuisce a fare il resto. In fondo ho amato molto il primo Nioh, un po meno il secondo, mentre Stranger of Paradise (qui la nostra recensione) l’ho schifato proprio (magari sbagliando). Del team, quindi, mi fido e non mi fido; ne riconosco la sapienza e la ricerca costante di alcune idee, certo, ma so bene che cammina spesso su sentieri fatti di alti e bassi, creando in me sentimenti perlopiù contrastanti.

Ad ogni modo, Wo Long, per quanto sia un gioco di matrice puramente giappo, cambia rotta rispetto alle precedenti opere del team, spostandosi da quello che era il folklore del Sol Levante a quello dell’antica Cina, andando a toccare tematiche di natura mandarina e che ho già saggiato in altre produzioni come Xuan Yuan (qui la recensione del settimo capitolo).

Grazie alla demo a tempo resa disponibile sugli store di PlayStation 5 e Xbox Series (fruibile fino al 26 settembre) ho potuto saggiare con mano gli abissi dell’oscurità da cui si erge un drago: la storia di un soldato della milizia e della sua lotta per la sopravvivenza, narrata in un dark fantasy ambientato nella tarda dinastia Han dei tre regni.

Avviata la demo dalla dashboard, le domande iniziali che Wo Long: Fallen Dynasty rivolge al giocatore (prima ancora di catapultarlo sul campo di battaglia) riguardano la selezione del doppiaggio (inglese, giapponese e cinese) e la possibilità di giocare in modalità fedeltà o performance. Se l’introduzione di queste due modalità apparisse come una cosa alquanto scontata (visto i trascorsi), è la scelta nell’aver inserito il doppiaggio cinese a rendermi particolarmente entusiasta; dato il contesto risulta pressoché perfetta. Giocarsi il titolo nella lingua per cui è stato pensato è, senza dubbio alcuno, un’aggiunta di valore; pochi cazzi.

Finita questa breve introduzione, però, ecco arrivare la seconda sorpresa, e che in tutta onestà non credevo si palesasse; sto parlando dell’editor. Quell’editor che appare ancora una volta ben fatto, sfaccettato, e che permette di creare da zero il nostro alter ego, maschile o femminile che sia. Credevo tuttavia che con Wo Long fossimo tornati ad avere un protagonista predefinito, caratterizzato tanto nelle fattezze quanto nel carisma.

Toccherà quindi sorbirsi, ancora una volta e con ogni probabilità – ahimé –, una trama altalenante e priva di particolari guizzi, che non potrà contare su personaggi come William (Nioh) o Lupo (Sekiro); per citarne due a caso, eh.

Peccato, dunque. Speravo vi fosse stata un’inversione di tendenza in tal senso, piuttosto che ritrovarsi nuovamente ad avere il solito alter ego muto e senz’anima; d’altronde non sono mica tutti Link (diciamocelo).

Ad ogni modo, una volta finita la creazione del proprio personaggio, bisogna scegliere bene a quale elemento allinearsi, tra i cinque presenti: terra, acqua, fuoco, legno e metallo rappresentano, difatti, ognuno una classe diversa, che potrà poi essere modellata a proprio piacimento durante il corso dell’avventura.

Si potrà persino scegliere una bestia divina che non esiterà (una volta riempito l’apposito contenitore) ad aiutarvi in battaglia. E veniamo così catapultati all’interno di un livello che fungerà da tutorial, dove apprendere le nozioni base e le prime combo possibili.

Wo Long: Fallen Dynasty

Sin dal primo istante, la cosa che più traspare, è la velocità con la quale il personaggio esegue le proprie azioni su schermo, nonché l’aver a disposizione un tasto dedicato al salto; che aggiunge verticalità persino nei combattimenti, tale, da ricordare a più riprese Sekiro: Shadows Die Twice. Fortunatamente, anche per un sistema di parry, schivate e contrattacchi eseguibili in maniera diversa (ma non ancora perfetti come quelli dell’opera FromSoftware), la suddetta sensazione durerà il giusto, facendovi via via approfondire un sentiero che, a conti fatti, verrà tracciato in modo diverso.

Soprattutto per quanto concerne la vera novità introdotta da Wo Long, che riguarda il sistema morale, capace di crescere a dismisura pian piano che si conquistano aree nuove (dove issare bandiera, salvare la partita e potenziare il personaggio), affettando nemici e inanellando combo e che, una volta raggiunto e superato il decimo livello, permetterà alla bestia divina di compiere azioni ancora più potenti. Un discorso che vale anche per le magie, le abilità e via discorrendo, tenendo sempre ben presente, però, che laddove dovessimo cadere in battaglia, questo diminuirà.

La peculiarità del nuovo sistema ideato dagli sviluppatori rende gli scontri decisamente più appaganti e strategici, se ci pensate; questo perché se un nemico cade, sarete voi a guadagnare morale e a diventare più forti. Viceversa, se perite, sarà lui a irrobustirsi e a rendere la vostra vita successiva un inferno. C’è dunque un bell’equilibrio in queste circostanze – bisogna ammetterlo –; toccherà però capire come tutto ciò si applicherà in funzione di relativi boss e mid-boss.

Vi è comunque la possibilità di switchare le armi e scegliere sempre bene l’equipaggiamento che più vi aggrada; attaccare i nemici dall’alto o in maniera furtiva, avvicinandovi di soppiatto alle loro spalle.

Mi è sembrato però assurdo non assegnare ad un tasto l’azione dedicata: il personaggio difatti non si chinerà mai (almeno nella demo) per ridurre il rumore dei propri passi. Cosa, questa, che mi ha lasciato un po interdetto – sinceramente –; vuoi perché avrebbe indubbiamente fatto comodo avere l’azione specifica, vuoi perché tende a far perdere l’immersione.

wo long: fallen dynasty

Non sono poche però le note stonate eseguite in questo – seppur breve – provato,0 dunque: da un aspetto tecnico che non convince ancora, tra cali di frame pesanti in alcune circostanze (assurdi se giocato in modalità performance), sino ad arrivare a texture slavate e inespressività sul volto del protagonista.

C’è tanto su cui lavorare, e a ciò si va ad aggiungere persino un’ I.A. nemica che alle volte appare in bambola, alle altre spietata; serve insomma maggior tempo al team di sviluppo per migliorare l’opera tutta (anche se non so quanto vecchia sia questa build), confidando che il gioco sarà tirato a lucido in prossimità della release.

wo long: fallen dynasty

Il comparto artistico comunque mi ha convinto, più di Nioh; questo perché può vantare su quella verticalità di cui parlavo poc’anzi, in grado di far ergere montagne tortuose dinnanzi a noi e regalare così panorami splendidi e piacevoli da esplorare. Tanto questo, quanto il character design dei mostri, che appare ben marcato e divinamente ispirato alla mitologia cinese; composta da draghi, volatili di fuoco e amenità di ogni genere. Bene anche gli effetti sonori e le musiche di accompagnamento, che rintoccano fiere sin dal menu principale, presentando un main theme che sono sicuro resterà impresso nelle vostre teste; il mio cane ne è rimasto ammaliato (dico sul serio).

A conti fatti, dunque, questa prova di Wo Long: Fallen Dynasty mi ha soddisfatto sì, ma mi ha lasciato con più di qualche dubbio; sicuramente meno di quelli riscontrati in Final Fantasy: Strange of Paradise, ma comunque presenti.

Di tempo per migliorare ce n’è, eccome; quindi bando alle ciance, caro Team Ninja, e mostraci quello che sai fare davvero.

Gradirei un gioco che spaccasse dall’inizio alla fine; ma non i coglioni, bensì i nostri schermi.

Senza crogiolarsi troppo.

 がんばって!

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Gennaro Schiavelli

“Non vuoi niente. Non credi in niente. Il futuro è il tempo che ti rimane prima di finire un videogioco. Non credi nella vita dopo la morte e hai poca fiducia nella vita in generale. L’unica cosa che sai per certo è che non vuoi le stesse cose dei tuoi genitori.”