Zelda Four Swords Adventures e le meraviglie dell’accoppiata GameCube e GBA

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L’ultimo articolo che ho scritto su Pushbutton.it risale ormai a qualche secolo fa. No, dai, in realtà si tratta di mesi; precisamente febbraio, quando in occasione del trentacinquesimo anniversario di The Legend of Zelda ho voluto celebrare la ricorrenza con un pezzo molto personale. E chi l’avrebbe mai detto che dopo un periodo di crisi creativa sarei ritornato a battere sulla tastiera proprio per l’IP creata dal maestro, Shigeru Miyamoto? A riconferma di quanto questa serie che mi accompagna ormai da anni sia importante per me. Nella gioia e nel dolore, Zelda è sempre stato il mio punto di riferimento; il posto dove rifugiarmi, quello in cui potevo volare con la fantasia, lontano dalla realtà; lontano dai problemi e dalle difficoltà di tutti i giorni (o perlomeno durante le sessioni di gioco). Blocco dello scrittore a parte, sto attraversando un periodo un po’ particolare: non provo entusiasmo per nulla e per chi come me ama scrivere ed è a stretto contatto con la creatività, sentirsi così è un vero supplizio. Avevo quindi bisogno di qualcosa, di un toccasana, ma non avevo in mente nulla. Poi, tutto d’un tratto, ecco l’illuminazione: “quasi quasi mi rigioco Zelda Four Swords Adventures”, mi dico. Titolo che avevo già completato dieci anni or sono, ma che mai avevo ripreso (se non in qualche rara occasione, senza mai completarlo nuovamente). Vuoi per l’entusiasmo scaturito dall’inedito teaser del sequel di Breath of the Wild, vuoi che Zelda è la mia saga preferita, vuoi che Four Swords Adventures è una di quelle opere brillanti e gioiose intrise di genialità capaci di svoltarti la giornata, ed ecco che lo metto su senza indugiar oltre. Capolavoro del 2004 che ancora oggi dimostra quanto fosse avanti ai tempi; e mi ricorda anche che – purtroppo – Tri Force Heroes è stata una grossa occasione sprecata. Assolutamente non all’altezza del gioiello per GameCube.

Zelda Four Swords Adventures

Nintendo DS, Wii U? Macché, GameCube e GBA avevano già anticipato i tempi

Che la grande N con le idee abbia sempre avuto una marcia in più, è risaputo. Potranno non piacere i loro giochi, le politiche, ma è innegabile che questa compagnia si sia sempre contraddistinta per un estro creativo fuori scala. Se pensavate che il doppio schermo sia una prerogativa del Nintendo DS ed evoluta poi con Wii U, in realtà bisogna tornare qualche anno indietro, precisamente ai tempi di GameCube e Game Boy Advance che insieme, come ho ribadito in più occasioni, formavano un’accoppiata decisamente perfetta. E qual miglior titolo se non The Legend of Zelda: Four Swords Adventures per avvalorare tutto ciò? Incredibile come un prodotto di diciassette anni fa, che tra l’altro ho pure già finito una volta, sia ancora oggi capace di sorprendermi per una serie di trovate a dir poco eccezionali. L’anima del gioco è senza dubbio il multiplayer del quale non ho ancora avuto modo di godere delle sue enormi potenzialità, ma anche in singolo Four Sword Adventures dimostra tutta la sua forza.

A differenza degli altri Zelda, questo è suddiviso in mondi e stage. L’azione si svolge tra lo schermo principale e quello della piccola portatile Nintendo (se giocato con controller il GBA viene emulato su TV, ma solo in single player); è tutto di un’immediatezza superlativa: sostanzialmente bisogna guardare sul Game Boy Advance una volta entrati negli interni che possono essere abitazioni, caverne o le stanze dei dungeon. Che bello è dover scappare nel piccolo schermo perché su quello della TV qualcuno ha lanciato una mega bomba che fa piazza pulita di ogni cosa? Oppure svolgere delle azioni che modificano quello che succede “esternamente”. Quando però mi sono gasato è stato nei momenti in cui bisogna interagire con i due schermi per azionare dei dispositivi: del tipo che bisogna scoccare una freccia mentre si è sul GBA e guardare su entrambi gli schermi per capire dove direzionare il colpo. Per non parlare delle battaglie con i boss che si sviluppano tra portatile e TV.

E parlando proprio di boss fight, in questo capitolo ne ritroviamo molteplici, tutte originali e dal concept brillante, sfruttando appieno sia l’interazione dei due schermi che quella dei protagonisti. Anche giocando in singolo, Zelda Four Swords Adventures ci lascia comunque il controllo dei quattro Link che è possibile disporre pure in formazioni specifiche, utili in combattimento tanto quanto per spostare un masso più grosso o per tirare delle leve particolari. Al contempo il giocatore può switchare tra i personaggi, così da poterli dividere per qualsiasi occasione (a volte potreste anche dover lanciare il compagno su una piattaforma lontana permettendogli così di azionare un interruttore, ad esempio). Questo torna poi utile pure in battaglia in quanto nemici o boss in particolare richiedono di essere colpiti dal Link di un rispettivo colore. Insomma, tutto perfettamente funzionale al multiplayer, ma dannatamente avvincente anche in singolo, a differenza appunto di Tri Force Heroes che diventa in molte sezioni frustrante se giocato in solitaria, proprio perché non bilanciato al meglio.

Zelda Four Swords Adventures

Questo Zelda mi aveva sorpreso all’epoca ed oggi ancor di più. Tecnicamente resta tuttora un gioiello da vedere e per quanto possa apparire come un A Link to the Past perfezionato, in realtà il motore grafico fa molto di più sfruttando pure alcune chicche di The Wind Waker. Senza contare la solidità che vede il frame rate non crollare mai nemmeno nelle situazioni concitate con decine e decine di nemici su schermo. Nonostante la suddivisione in livelli, Four Swords Adventures non perde assolutamente l’essenza tipica della serie; anzi riesce addirittura ad enfatizzare il tutto ancor di più per merito della cooperazione. Ogni stage si differenzia dall’altro e quindi il giocatore potrebbe essere chiamato in causa per risolvere delle quest ed esplorare mentre in altri a combattere e superare puzzle. Non manca pure qualche sezione stealth o a cavallo. Senza dubbio alcuno è una di quelle opere da non sottovalutare; seppur vero che su GameCube vi siano The Wind Waker e Twilight Princess, vi assicuro che non è affatto il capitolo più debole o minore del trittico (anzi…). Un’esperienza fantastica che con gli amici aggiunge del pepe grazie al perfetto dualismo tra collaborazione e rivalità che va a crearsi in una maniera totalmente genuina e spontanea.

È meraviglioso riscoprire come molte delle brillanti idee Nintendo fossero già state sperimentate in maniera embrionale ancor prima di avere gli hardware dediti ad esse. Con il GameCube la grande N ci credeva e aveva dato davvero il massimo: una marea di esclusive eccezionali (molte poi perse, purtroppo); controller all’avanguardia; supporto totale dei third party; console al passo coi tempi dal punto di vista tecnologico; interazione stupenda con il GBA sia per i giochi dove sfruttarlo come secondo schermo, sia per quanto concerne il Game Boy Player per vivere le esperienze portatili su TV; periferiche deliziose come i bonghi, il microfono o il tappetino da ballo con tanto di titoli dedicati. Restando comunque in tema, credo che il meglio lo abbia dato proprio Zelda Four Swords Adventures. Nessun’altra produzione ha raggiunto tali livelli, nemmeno il bellissimo Donkey Kong Jungle Beat giocato con i bonghi. Un autentico capolavoro, unico, geniale in ogni suo singolo aspetto e divertentissimo come pochi. In più occasioni mi ha lasciato con quel senso di stupore tipico di un bambino. Ed è qui che capisci che un prodotto ha fatto centro nei suoi intenti (d’altronde, se ci sono Miyamoto e Aonuma dietro al progetto, non poteva essere altrimenti). Un titolo di cui avrei tanto voluto un prosieguo, ma d’altro canto è forse meglio che certe cose restino così come sono, evitando di intaccare quei ricordi indelebili che tanto ci stanno a cuore.

Zelda Four Swords Adventures

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Ismaele "Isma92" Mosca

Appassionato di videogiochi sin da piccolo, al punto tale da portarlo nel tempo a scrivere per circa dieci anni per il settore videoludico. Dopo aver lasciato tutte le testate per le quali scriveva, eccolo intraprendere una nuova avventura sulle pagine di Pushbutton.it, piccola realtà nata dalla sua mente e quella di due grandi compagni di viaggio, nonché cari amici: Gennaro Schiavelli e Antonio Rodo. Retrogamer incallito e musicista, ama la pizza e la cultura nipponica ed è pronto a raccontarvi e condividere tutto quello che gli passa per la testa.