Sackboy: Una Grande Avventura – Recensione

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Sackboy debutta su PlayStation 5 con un titolo cross-gen di assoluto valore. Scopritene il perché all’interno della nostra recensione

Mancava oramai poco al lancio di PlayStation 5 e Sackboy: Una Grande Avventura, per quanto mi riguarda, non era certo il titolo in cima alla lista dei miei desideri. Il fatto che si trattasse di un vero e proprio platform e non più di un titolo legato all’editor dei livelli (come Little Big Planet), però, lo ha fatto schizzare in vetta alle mie preferenze; video dopo video, anteprima dopo anteprima. Mano a mano che il pupazzo di pezza si palesava di fronte ai miei occhi, cresceva quel senso di desiderio profondo, tant’è che feci incetta di informazioni finché non decisi che fosse giusto prenderlo al day one.

Mi interessava poco il fatto che fosse un titolo cross-gen, sinceramente, volevo solo mettere le mani su un gioco diverso, leggero e allo stesso tempo profondo, non necessariamente su un titolo che sfruttava sin da subito tutte le potenzialità del DualSense (a quello ci aveva già pensato Astro’s Playroom). E ad oggi, dopo aver concluso il titolo in questione, non posso che ritenermi ampiamente soddisfatto per quanto provato.

Sackboy diverte, intrattiene, e sa come farsi rispettare anche dai titoli con un blasone ed un bacino d’utenza indubbiamente più alto. Specie in questo periodo in cui vige la parola: sovraffollamento.

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Un film d’animazione leggero

Le vicende del piccolo pupazzo partono dal momento in cui il mondo del fai da te è minacciato dal perfido e malvagio Vex. Il regno che prende vita grazie ai sogni e all’immaginazione di ognuno di noi (se avete giocato Little Big Planet saprete bene il perché) vedrà privarsi di tutti i suoi abitanti, rapiti da quest’ultimo con l’intento di utilizzarli per dar vita ad un’arma chiamata: Sconquassatore. Un’arma in grado di seminare caos e distruzione all’interno di un mondo bello, colorato e pacifico e che vedrà il protagonista come unico superstite in grado di risollevarne le sorti, attraverso un’avventura che a più riprese mi ha ricordato alcuni film d’animazione leggeri, certamente non brutti, e in grado di lasciarti sensazioni piacevoli a fine visione.

Questo per merito anche di una narrazione semplice ma non certo banale, riuscita e diretta anche grazie alle numerose – devo dire – cutscene, che ne mettono in risalto la bontà tecnica del motore di gioco, le espressioni facciali, le animazioni e l’umorismo per cui si è sempre contraddistinta la serie. Un lavoro encomiabile sotto questo aspetto che non credevo di trovare all’interno del gioco e che è stata forse la prima reale sorpresa una volta inserito Sackboy nella console. Portare a termine la storia è stato davvero un niente poiché, anche grazie a questo tipo di cura da parte di Sumo Digital, l’avventura non mi è mai pesata; e ribadisco mai.

Piuttosto era difficile staccarsene.

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Il gameplay di Sackboy

Difficile staccarsene per via di un gameplay che non inventa nulla ma che ha il grande merito di prendere formule e meccaniche già viste in altri platform, equilibrando e dosando alla perfezione il tutto. Il risultato è quanto di più vicino si possa trovare oggi sulla piazza a Super Mario 3D World, forse anche per il tipo di visuale adottata, ma indubbiamente anche per alcune soluzioni di gioco che ne ricalcano le idee. Ribadisco ancora una volta che prendere idee e rielaborarle in maniera tale da farle proprie, non è affatto un male, specie se la fonte di ispirazione è Nintendo, che con i platform ci sa fare, e non devo certo dirvelo io.

Ecco quindi che a questa sorta di visuale isometrica si va ad aggiungere un sistema di controllo che sulle prime può sembrare sempliciotto e di facile comprensione, ma che più si va avanti e più si fa profondo, senza risultare mai confusionale. Merito di alcune meccaniche come il rampino, il mulinello, il volo sospeso ed altro che verranno introdotte mano a mano che avanzerete. Chiariamo subito però che non potrete utilizzarle sempre, in qualsiasi livello, ma soltanto in quelli previsti dal gioco stesso, limitandone quindi il proprio uso. Nonostante ciò, tuttavia, complice anche l’ottimo lavoro svolto con le collisioni e con le animazioni, il senso di appagamento che andrete a provare anche in livelli sprovvisti di tali meccaniche non verrà mai meno.

Il titolo è equilibrato e propone numerosissime situazioni differenti dove spesso dovrete utilizzare l’ingegno piuttosto che menare le mani. E poi quanto è bello vedere Sackboy in movimento? Non solo quando corre, salta, fluttua, rotola o prende a schiaffi i nemici, ma anche quando grazie alla pressione del tasto L2 potrete richiamare la recitazione, forse, primo vero punto di contatto con la serie principe. Trattasi semplicemente della possibilità di focalizzare la visuale sul protagonista e cambiarne così l’espressione in viso, facendolo inoltre gesticolare come un calamaro impazzito, spostando ripetutamente in ogni direzione entrambi gli analogici. Ad ogni modo, scherzi a parte, sono queste le piccolezze che tanto mi piacciono e che vorrei sempre vedere in tutti i titoli di oggi e di domani, specie se trattasi di spin-off. Ricercatezza, cura, rifinitura e rispetto verso l’opera prima che ne fece la sua fortuna.

Perché se a tutto questo ci aggiungi pure un comparto multiplayer in locale che supporta fino a quattro giocatori (l’online arriverà successivamente), il supporto al DualSense che magari non è stato sfruttato in toto ma che nel suo piccolo aggiunge eccome profondità alle vostre partite, direi che non si può dir nulla. Forse, effettivamente, rispetto ad altri platform del genere risulta meno ostico e più facile, questo è vero, ma non me la sento di penalizzarlo così tanto da attribuirgli una tale colpa. Le sfide non mancano, sono ben presenti e devo dire pure numerose, pertanto ne avrete di tempo da trascorre insieme. State sereni.

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Il tempo

Tempo, comunque, che potrà essere speso non solo attraverso i vari livelli ma anche nella mappa di gioco. Da lì potrete infatti accedere al negozio di Zom Zom e decidere di acquistare vari articoli, cambiarvi d’abito e personalizzare il vostro alter ego come meglio preferite. Non vi nego che, esattamente come avviene in qualsiasi titolo che vanta un editor come scelta, c’ho perso su parecchie ore e mi sono divertito un mondo a provare le combinazioni di costumi più improbabili e disparate. Molti articoli verranno comunque sparsi per i vari livelli e bisognerà trovarli prima di poterli effettivamente sbloccare.

Dalla stessa world map (chiamiamola così, vah) ci vien data poi anche la possibilità di viaggiare da un regno all’altro grazie alla nostra Astronave, aprire l’ album di adesivi per consultare i collezionabili, accedere al PlayStation Store e infine dedicarsi alle prove del Cavaliere Sferruzzato. Insomma, anche in questo caso ne avrete di tempo da perdere al suo interno e qualora voleste davvero prendere tutto ciò che il platform di Sumo Digital ha da offrire, mettetevi comodi, armatevi di pazienza e rilassatevi: almeno 30-40 ore, Sackboy ve le porterà via (laddove ne bastano 10 per completare la campagna principale).

Graficamente delizioso e musicalmente incredibile

Non vi nego comunque che parte del tempo, spesso, l’ho impiegato persino ad ammirare l’ottimo lavoro svolto in termini tecnici ed artistici di cui il gioco si avvale. Chiaramente è palese la sua natura di titolo cross-gen; eppure, grazie ad un uso sapiente del sistema di illuminazione e ad un motore grafico che sprizza texture di qualità da ogni pixel, il colpo d’occhio è davvero notevole. I materiali che ricoprono ogni singola superficie sono sin dal primo istante riconoscibili e di questo ne beneficia anche il gameplay stesso, facendovi infatti capire sempre in modo chiaro e nitido quali siano quelli con cui potrete andare ad interagire. Tutto molto bello, fluido e naturale, con un frame rate che non singhiozza mai anche nelle partite multigiocatore e che, grazie ai suoi colori vividi, vi farà strabuzzare gli occhi a più riprese.

Provare per credere.

Se ci andiamo ad aggiungere infine un accompagnamento sonoro che vanta brani di assoluto valore e di artisti di un certo calibro come Bruno Mars, David Bowie, Kool & The Gang, etc., cosa volete chiedere di più? Forse quanto appena descritto non farà la felicità di molti streamer che si vedranno (su Twitch ed affini) privare i loro video dell’accompagnamento sonoro, ma tant’è; quando giocherete non potrete non esaltarvi nello scorrazzare liberi e felici a destra e a manca per i livelli. Proprio come Sackboy. Questi, per la maggior parte poi, sono tutti brani rimasterizzati per l’occasione e solo giocandovi capirete il perché dell’utilizzo di questo termine, piuttosto che del termine cover (dato che la voce degli artisti è la medesima). Sappiate che c’è infine spazio anche per qualche brano inedito che va a completare la colonna sonora, dando così al gioco un’identità ancora più marcata e che ricorderete sicuramente negli anni a venire.

Tutti questi elementi di rifinitura, uniti a quanto appena detto, hanno dato vita ad un titolo che rende finalmente onore al termine “platform”, a cui spesso Little Big Planet veniva associato, in errore. Questa nuova reinterpretazione del brand potrebbe inoltre – e me lo auguro caldamente – aver finalmente dato vita ad una nuova mascotte per la casa di Tokyo, più di quanto avvenne in precedenza.

Non so voi, ma io ci conto.

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VOTO: 8,4

CONCLUSIONI

Sackboy, con mia somma gioia, si è rivelato un platform leggero ma divertente, ben curato e che sicuramente verrà supportato nel tempo. Divertimento che raddoppia se giocato in compagnia di amici e che ci auguriamo possa farlo in futuro, non appena verrà rilasciato anche l’online. Un titolo tecnicamente valido (che prova persino ad integrare qualche funzionalità del DualSense), longevo e provvisto di una colonna sonora pazzesca, che farà la felicità di molti. Il suo unico difetto, se così lo vogliamo chiamare, è che piuttosto che osare quel tanto in più che sarebbe servito ad elevarlo a pietra miliare, si accontenta. Si accontenta di essere quello che è, prendendo spunto dai migliori e provando a reinventare una formula che funziona già bene così. L’importante è riuscire comunque nel compito che si era prefissato, poiché per tentare la strada dell’originalità vi è tempo a sufficienza, magari già con un secondo capitolo che potrebbe, questa volta sì, essere pensato solo ed esclusivamente per l’ultima arrivata in casa Sony, vale a dire: PlayStation 5.


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Gennaro Schiavelli

“Non vuoi niente. Non credi in niente. Il futuro è il tempo che ti rimane prima di finire un videogioco. Non credi nella vita dopo la morte e hai poca fiducia nella vita in generale. L’unica cosa che sai per certo è che non vuoi le stesse cose dei tuoi genitori.”