Assassin’s Creed Valhalla – Recensione

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Grazie ad una copia promo di Assassin’s Creed Valhalla fornitaci da Ubisoft abbiamo potuto mettere le mani su questo nuovo episodio della saga. Ne sarà valsa la pena?

Per il sottoscritto non è facile parlare di Assassin’s Creed Valhalla, in realtà nemmeno della serie di Assassin’s Creed come in passato; non più. L’amore, il desiderio e la voglia compulsiva di giocare un nuovo episodio che pervadeva il mio essere, ha lasciato spazio a sconforto, diffidenza e incredulità. Può una serie che ha segnato parte della tua vita arrivare al suo inevitabile declino? Essere pregna di episodi in cui è facile trovare più bassi che alti e di cui salveresti davvero poche cose?

Ebbene sì. Almeno per quanto mi riguarda.

Ed è proprio per questo motivo e per queste sensazioni contrastanti che avevo bisogno di rigettarmi a capofitto al suo interno, stile salto della fede, e ritornare ad invaghirmi di quell’amore perduto in chissà quale epoca remota o anfratto. Una cosa tutta nostra, che forse non tutti possono comprendere se non vi sono legati, più che altro. Quantomeno per capire chi dei due fosse realmente cresciuto, lasciandosi alle spalle un passato glorioso per intraprendere chissà quale strada tumultuosa in cerca della propria maturità.

Mi ci sono volute all’incirca sessanta ore dunque per emanare un mio personale verdetto e seppur molte cose tra me e lei siano rimaste in sospeso, in qualche modo irrisolte, l’idea che mi sono fatto su quanto appena vissuto mi è bastata. Non vi nego che se questo resterà o meno il cammino da perseguire, ancora non mi è chiaro, ma è comunque un qualcosa. Forse l’amaro in bocca per alcune fastidiose situazioni ne ha minato non poco l’esperienza, ma alla fine della giostra posso garantirvi con assoluta fermezza che ne è comunque valsa la pena.

L’amore è risbocciato in qualche maniera e magari sotto mentite spoglie, ma me lo sento e posso garantirvelo. Resta però ancora molto da fare e della semina che d’ora in avanti, prima di raccogliere, bisognerà far germogliare.

Assassins Creed Valhalla

Narrativa brutale

Il gioco ti catapulta nel suo nuovo universo vichingo in una maniera impattante, dannatamente brutale, attraverso una prima sezione girata tutta in piano sequenza (in perfetto stile God of War, per intenderci) e mostra subito quello che dovrebbe/potrebbe essere questo nuovo plot narrativo. Il piccolo Eivor (o la piccola Eivor dato che potrete modificarne sesso ed aspetto sia all’inizio sia durante il gioco stesso), prenderà parte ad un banchetto che presto finirà in tragedia, vedendo parte del suo villaggio, nonché i suoi stessi genitori, venir uccisi da un clan rivale. Esattamente da questo brusco inizio, partono le vicende del protagonista, che ritroverete subito dopo questi primi attimi di gioco, già bello che cresciuto e intento a salvare il suo equipaggio nelle fredde montagne norvegesi.

Una storia che parte forte e che nelle prime ore strettamente legate alla Norvegia regala indubbiamente il meglio di sé, concentrandosi sulle vicende di Eivor e dei suoi amici fintanto che ve ne sarà bisogno, senza divagare troppo, salvo poi espandersi successivamente per mere questioni di necessità. Ed è qui che entra in scena uno dei primi punti dolenti, se vogliamo, di questo nuovo percorso intrapreso dalla saga e che ha origine proprio da Assassin’s Creed Origins. Risultare a tratti caotico per via delle numerose sub-quest senza riuscire a concentrarsi sulla  narrativa come in passato, aprendosi si all’Inghilterra (vero open world di Valhalla), ma prestando il fianco ad alcune criticità che potevano essere gestite in maniera ottimale.

Un modo di narrare, quello di Assassin’s Creed Valhalla, che sulle prime mi ha lasciato parecchio perplesso, vuoi perché la progressione è strettamente legata alle alleanze con gli altri regni, vuoi perché necessariamente vengono tralasciati parecchi personaggi chiave in una sorta di freddo limbo, per troppo tempo. Ha tutto senso se ci si riflette su attentamente, mi sembra chiaro, ma è pur vero che a volte ci si sente disorientati e persi in queste vaste terre, che magari così vaste potevano pure non essere, eh. Sì, perché anche tutte le trame del racconto principale per quanto belle siano (e ne ho trovate tante davvero), a volte appaiono un po’ troppo stiracchiate e, come dire, logorroiche. Sarebbe bastato tagliare qualcosina qua e là e dosare un pelino meglio alcune situazioni per far sì che non si avvertisse, talvolta, una certa pesantezza di fondo.

Se al tutto ci aggiungiamo anche il fatto che la parte ambientata nel presente, ai giorni nostri, viene praticamente rilegata alle battute iniziali e finali, ecco che quella sensazione di trovarsi all’interno di un nuovo episodio di Assassin’s Creed viene ancora meno e ti fa sentire maggiormente smarrito. Ci sono momenti indimenticabili al suo interno che mi hanno segnato e che ricorderò sicuramente negli anni a venire, questo è fuori discussione, ma spesso mi è parso di star giocando ad un titolo che poteva tranquillamente non portare questo titolo in copertina. Nel complesso ribadisco comunque un concetto fondamentale: mi è piaciuto più il “quanto vissuto” che il suo “come”. Diciamo pure che ad un certo punto o capisci quale sia l’intento della produzione, e ti adegui, o resti fregato. Bisogna cambiare il proprio pensiero in merito alla serie e cercare di entrare in un’ottica del tutto nuova, magari attivando quella che è la tua versione reale e personale dell’occhio del Corvo.

Assassins Creed Valhalla

Qual è il tuo ruolo, guerriero?

Ci si addentra quindi, come dicevo, in un gioco molto più RPG e votato alla progressione, piuttosto che in un titolo lineare come i primi episodi che imparammo a conoscere durante la precedente generazione di console. Una svolta partita da Origins, proseguita con Odyssey e arrivata sino a Valhalla con caratteristiche già viste in titoli quali The Witcher e The Elder Scroll e che negli anni molte software house hanno deciso di perseguire per le loro serie di punta, Ubisoft inclusa. Mi riferisco all’introduzione di scelte multiple che danno la possibilità a chi gioca di intraprendere un sentiero e una via da tracciare, piuttosto che un’altra, aprendo di volta in volta diverse sequenze a cui assistere e aumentando così anche il fattore rigiocabilità. Mi riferisco al contempo all’opportunità di poter modificare parte del carattere del protagonista attraverso quest’ultime, farlo abbandonare ad alcuni amori tramite storie romantiche (a dir la verità quasi senza senso eccezion fatta per una in particolare), e così via.

Tutte caratteristiche che ci inducono ed introducono ad un mondo che vuol essere vasto, esplorabile e meno lineare possibile. Pertanto, e mi riferisco a chi come me è legato alle origini della serie, prima lo capirete, prima sarete in grado di comprendere tali scelte e magari apprezzarle. Resta forse un po’ di impaccio durante l’evolversi della vicenda e per come vengono messe in scena alcune trovate, vuoi per i limiti tecnici a cui gli sviluppatori sono andati incontro, vuoi perché registicamente e stilisticamente a volte non riescono ad eccellere ed essere al pari di alcuni confratelli. La struttura in sé, infatti, è una struttura che si dimostra oramai vecchia, vetusta, e che in open world quali Red Dead Redemption II (ad esempio) eccelle per una maturità e una rifinitura parecchio diversa, seppur trattasi di un titolo di stampo differente. Per rendere l’idea, insomma. Diciamo pure che ciò che vuole trasmetterti il gioco, a tratti riesce e a tratti no.

Un problema riscontrato in tantissimi open world, specie di stampo ruolistico e non solo in Assassin’s Creed Valhalla, intendiamoci, ma che ora, alle soglie di questa nuova generazione, deve assolutamente essere rivista. Quanto ammirato in Zelda: Breath of the Wild deve essere l’esempio da tenere sempre in considerazione per produzioni tali, magari non narrativamente parlando, ma per tutto il resto indubbiamente. Basta accampamenti da liberare, torri da sincronizzare, punti della mappa segnati distanti miglia l’uno dall’altro che ti costringono a vagare per lande spesso vuote dove nulla accade; quantomeno non in queste misure, su. Ne sono saturo, e come me penso molti. Bisognerebbe invertire un tantino questa tendenza e ripiegare su qualcosa di decisamente più efficace, non necessariamente originale, ma quantomeno fresco.

Assassins Creed Valhalla

Combat system, croce e delizia.

E che dire poi di un combat system dalle grandi idee, legato molto alla progressione ma che si inceppa forse nel momento migliore per via di quelli che sono i problemi di natura tecnica? Ne ho discusso molto in separate sedi, tentando di capire come mai queste, per quanto interessanti, si siano rivelate così poco rifinite e ben amalgamate, e la risposta, ahimè, non è tardata ad arrivare: il tempo. Il tempo si sa, è tiranno, ma a volte sa essere anche consigliere e forse ciò di cui avrebbe necessariamente bisogno questa saga, è proprio tempo. Il suo. Quello che serve per portare sui nostri schermi un codice più pulito, che ti faccia godere dell’esperienza in toto e ti invogli a volerne ancora perché ragazzi, il titolo prende ed è in grado di catturarvi, e che diamine. Il combattimento nella concezione è bello, brutale e ti spinge a sperimentare tanti approcci tra attacchi con armi pesanti e leggere, armi dalla lunga distanza e fasi stealth, ma permane la sensazione che ti fa dire: dove si colloca esattamente? Già, dove si colloca un combat system che ti porta ad affrontare numerosi nemici su schermo durante gli assedi e che nella pratica funziona poco perché non è rifinito a dovere? Un combat system che negli scontri uno contro uno sembrerebbe dare il meglio di sé, salvo poi tirarsi indietro proprio sul più bello?

In Assassin’s Creed Valhalla ho assistito ad alcune boss fight davvero intriganti, ma sempre nelle idee e quasi mai per la loro realizzazione. Inoltre mi sono capitate situazioni legate a quest’ultime che se ci ripenso, non posso che non considerare ridicole. Boss fight importanti che venivano risolte con un colpo (a volte pure mal assestato per via di qualche bug assurdo), nonostante avessi un livello di 10/20 volte inferiore all’avversario? Ma dai, non scherziamo e non prendiamoci in giro.

La varietà è assolutamente il suo più grande pregio e di questo ne va preso atto, ma l’esecuzione, spesso, è la sua più grande rovina. E dispiace. Dispiace perché passando attraverso il menu dei talenti, l’albero della abilità, le armi da indossare (ad una o due mani) e l’inventario da gestire si poteva provare davvero quella che è conosciuta come la grande forza vichinga. Purtroppo, ribadisco, così non è, perlomeno non sempre e non come mi aspettavo dopo averlo visto in movimento durante gli eventi in cui venne presentato. Decisamente dei grandi passi in avanti rispetto agli episodi precedenti sono stati compiuti, questo sì, non si è certo ciechi dinnanzi a ciò. Ma ancora una volta, ripeto: perché fermarsi a metà dell’opera? Che poi a pensarci bene, per quanto io sia sempre favorevole ad appoggiare la visione che l’autore vuole dare alla sua opera, non sarebbe stato meglio puntare su un combat system magari diverso? Che so: il free flow combat dei Batman Arkham, tanto per dirne uno. Avrebbe sicuramente dato risalto alla brutalità dell’azione e ci sarebbero stati meno problemi nell’agganciare i nemici quando questi ti si sarebbero parati di fronte in massa. Davvero, a volte certe scelte, per quanto possa volerci trovare un senso, le accetto perché quelle sono, ma non le comprendo.  E forse, pure a fronte di sbattere ripetutamente la testa al muro, mai le comprenderò.

Ad ogni modo, a tutto ci si abitua, pure alle mazzate, pertanto dopo svariate ore quanto appena detto può anche finire in secondo piano perché è innegabile: la varietà è di casa. Sta solo a voi e voi soltanto sfruttare tutto l’armamentario messo a disposizione del protagonista di turno; è tipo una cosa tira l’altra. Ad esempio le abilità sono strettamente legate all’esplorazione, ovvero a dei manuali ricchi di sapere da ricercare in tutto il mondo che potreste tranquillamente tralasciare qualora lo voleste, ma che in realtà aggiungono pattern importanti ed ulteriore varietà che non potrete non prenderli in considerazione. Mi riferisco ad attacchi dalla distanza con frecce avvelenate, alla possibilità di colpire numerosi nemici di seguito lanciando le asce, al poterli caricare con spallate e gettarli al suolo riempiendoli di pugni, e altre mille situazioni varie. Se poi consideriamo che ogni singolo pezzo che compone la nostra armatura (o le nostri armi), sarà potenziabile e potrà essere impreziosito dalle rune che forniranno poteri speciali, avrete di che gioire. Così come gioirete dinnanzi alla progressione dei talenti che potrete attivare spendendo punti EXP e che apriranno altre numerosissime skills, oltre che aumentare vari parametri di Eivor quali salute, stamina, resistenza agli elementi e via discorrendo.

Insomma, ribadisco: tutto perfetto in termini contenutistici. Meno nella loro realizzazione. A tal punto che mi chiedo se future patch non possano che apportarvi ulteriori migliorie. Ma tant’è. Per ora va così.

Assassins Creed Valhalla

Esplorando Assassin’s Creed Valhalla

Una varietà, quella di Assassin’s Creed Valhalla, che si avverte anche dalla quantità smisurata di compiti da svolgere, posti da esplorare o altri da razziare e che arriva lontano, fino alle missioni chiamate opportunità, che poi altro non sono che piccole quest da svolgere utilizzando un po d’ingegno e che vi verranno assegnate da ogni NPC che avrà sopra la sua testa l’icona del punto interrogativo. Un’esplorazione che si avvale inoltre di lunghe tratte a cavallo (forse le meno ispirate) e tragitti in mare aperto/fiumi in compagnia della fidata imbarcazione e del proprio equipaggio (queste sì, dannatamente riuscite anche grazie alla possibilità di ascoltare storie e canzoni).

Tra battaglie di poesie in rima in pieno stile freestyle che pare di trovarsi sul palco insieme ad Eminem e soci in 8 Mile, viaggi mistici (e che viaggi), bevute di idromele che portano ad uno stato di ebrezza come mini-gioco in cui si attivano piccoli quick time event, ed altro, ne avrete davvero a sufficienza per ritenervi soddisfatti sotto tutti i punti di vista. Chiaramente, più vi passerete tempo al suo interno, più noterete anche in questa varietà una certa ripetitività di fondo. Per quanto mi riguarda il problema principale di questo nuovo percorso intrapreso dalla serie è che ludicamente diverte un po’ meno per intrattenerti un po’ di più.

Il troppo storpia, si dice, e forse Assassin’s Creed per ritornare all’antico splendore dovrebbe abbassare le proprie pretese e concentrarsi su determinati aspetti, abbandonando ciò che non è necessario. Non è che se nel calderone ci metti insieme trenta ingredienti ottieni un piatto giocoforza equilibrato, tutt’altro: a volte ne bastano dieci e stai tranquillo che nessuno te lo eguaglia, specie se ci aggiungi pure un ingrediente segreto.

Gli architetti di un mondo imperfetto

Questo perché se poi hai pure poco tempo a disposizione per realizzare un gioco di tale portata, in qualche modo lo paghi. E come da tradizione anche questo Assassin’s Creed Valhalla, l’ho già ripetuto diverse volte, è pieno zeppo di bug e imperfezioni che a tratti ne minano eccome l’esperienza. Direte voi: eh, ma ne erano pieni anche i vecchi episodi. E vi do ragione, ovviamente, ma complice una struttura sì open world, ma decisamente più lineare, si perdeva meno il filo del discorso e si era più invogliati a proseguire la storia anche a fronte di suddette sbavature. E poi siate sinceri: quanti titoli c’erano come quello Ubisoft all’epoca? Era davvero un prodotto unico e al tempo stesso raro, sia per quanto concerneva le sue tematiche che per la cura maniacale riposta nella rappresentazione storica di turno, nonché estetica. Pertanto si era maggiormente predisposti ad accettare tali compromessi rispetto ad oggi.

Ho giocato Assassin’s Creed Valhalla su tre piattaforme diverse, seppur sempre su console Sony. E se su PlayStation 4 base e Pro la situazione mi è apparsa quantomeno rivedibile in parecchie cose, su PlayStation 5, complice anche l’ultimo aggiornamento che forse avrà pure peggiorato la versione performance ma sistemato quella relativa alla qualità, la faccenda ha preso una piega decisamente diversa (seppur non esente da difetti). Diciamo quindi che grazie a quest’ultima, sono finalmente riuscito a piegarmi al volere del Valhalla, imparandolo a conoscere e perdendomi nella sua direzione artistica. L’illuminazione è quella che ne ha beneficiato più di tutte e ha reso, da metà viaggio in poi, l’avventura di Eivor molto più seducente ai miei occhi. Non mi fisso di solito su ‘ste cose, che spesso giochiamo alla peggio merda (Bayonetta su PlayStation 3 vi dice nulla?), ma in questo caso è stata una manna dal cielo. Se fosse quella di Odino o meno però non mi è dato saperlo.

I paesaggi sono meravigliosi, pertanto non ho potuto non apprezzarne il tutto, anche in virtù di una certa staticità che faceva da sfondo ad alcuni contesti che proprio non mi convincevano (e scusate se dopo Ghost of Tsushima ho fatto la bocca buona). Non vi nego nemmeno il fatto che, salvo relative sorprese che lascio a voi il piacere di scoprire, le terre che più mi hanno entusiasmato e lasciato ammaliato sono state quelle fredde della Norvegia. Ad ogni modo, senza divagare ulteriormente, se a quanto appena descritto andate ad aggiungervi un arrangiamento musicale che farà la felicità di tutti (forse, andando a memoria, parliamo della migliore colonna sonora ascoltata nella serie), non potrete restarne indifferenti.

D’altronde “ciò che non si può dire e ciò che non si può tacere, la musica lo esprime”Victor Hugo.

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VOTO: 8,2

CONCLUSIONI

Assassin’s Creed Valhalla, non lo nego, ha riacceso in me una fiamma oramai sopita dalle piaghe inesorabili del tempo e dal declino a cui questa saga stava andando incontro anni or sono. La storia di Eivor e dei suoi comprimari è una storia che mi è piaciuta, nonostante la serie abbia preso una direzione diversa rispetto agli antipodi. La struttura l’ho accettata, l’ho compresa e alla fine ne sono stato ripagato, forse più grazie alla mole sconfinata di contenuti piuttosto che al mero divertimento che sono solito ricercare ed aspettarmi da un videogioco. Resta pur vero che spesso, proprio quando stavo provando quella sensazione di divertimento, qualche errore tecnico di troppo mi ha riportato alla triste realtà, ovvero: Assassin’s Creed necessita del tempo necessario a far sì che ne esca un titolo esente da tali strafalcioni e degno della sua fama. La strada intrapresa, ad ogni modo, sembra essere quella adatta e Valhalla stesso rappresenta forse la sua massima espressione, ma dubito si possa andare oltre ancora per molto. Andrebbe svecchiata o quantomeno smussata quella formula da open world che inizia a stancare anche i più accaniti consumatori di questo genere e se solo Ubisoft lo volesse, potrebbe riuscire nell’intento. I mezzi li ha; basta solo convincersi.


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Gennaro Schiavelli

“Non vuoi niente. Non credi in niente. Il futuro è il tempo che ti rimane prima di finire un videogioco. Non credi nella vita dopo la morte e hai poca fiducia nella vita in generale. L’unica cosa che sai per certo è che non vuoi le stesse cose dei tuoi genitori.”