Banjo-Kazooie: apoteosi collectathonica – #ricordivideoludici

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Orso e pennuta, duo strampalato,
avventura dal divertimento assicurato.
Girovagando per il Monte Spira,
con le sue mosse il buffo Bottles ispira
alla ricerca della sorellina rapita,
nel covo della perfida Gruntilda, sopita.
In aiuto i poteri dello sciamano accorreranno;
Mumbo, il suo nome tutti ricorderanno.
Jiggy dopo Jiggy sin dove le stagioni si incontrano
in livello da sogno che al quiz finale apre la via,
là, dove Rare sfoggia la sua ultima follia.
Cala il sipario, lo Stop ‘n Swop si palesa,
Banjo-Kazooie, magica l’esperienza intrapresa.

Eh, quanti ricordi. Avevo sei anni, Super Mario 64 e Zelda Ocarina of Time stravolgevano tutto ciò che per me era il videogioco. Come biasimarmi? A quell’età, e abituato con i titoli a 16 bit, vedere sullo schermo quei poligoni rasentava per me un emozione ancora oggi indescrivibile. Non saprei trovare le parole per spiegarvi cosa avevo provato nel preciso istante che mio fratello fece partire l’epopea 3D del baffuto idraulico; per non parlare poi di Ocarina of Time… sembrava un sogno impossibile, eppure non era altro che la realtà. Però com’è che si dice? Non c’è due senza tre, ed ecco che un giorno mio fratello torna a casa con Banjo-Kazooie. Sulla copertina vedo il logo inconfondibile di Rare; capisco quindi che è realizzato dagli autori di Donkey Kong Country, platform che avevo amato alla follia insieme a Super Mario World, ai tempi. Ed ecco Banjo-Kazooie, il capolavoro per Nintendo 64 che andava a formare il magico trio insieme alle avventure di Link e Mario.

Ma ci pensate? A soli ventisette anni, Gregg Mayles aveva concluso i lavori su uno dei platform più belli della storia che ha conquistato il cuore di molti; diretto e concepito da lui. E ancor più giovane sviluppava roba come Battletoads e i primi due Donkey Kong Country. Giochini, insomma. Per me è sempre stato un grandissimo talento, uno dei migliori game designer del team britannico ora all’attivo nella scuderia di Microsoft. Talentuoso di cui si parla forse sempre fin troppo poco, anche perché i giochi Rare li ricordiamo spesso e volentieri a nome di tutto il team, ma in realtà ogni progetto ha le sue figure chiave di riferimento e Mayles è uno che ne ha fatte di cose belle. Mi sono davvero divertito un casino con Banjo-Kazooie; un’esperienza genuina, di quelle che forse non ne fanno più. Confido sempre nel ritorno della bizzarra coppia e sono sicuro che con le attuali tecnologie potrebbe venirne fuori un platform meraviglioso. D’altronde il genere sta cominciando a tornare in voga, quindi cara Rare sbrigati a far ritornare questo brand che dopo gli ultimi capitoli di Battletoads e Killer Instinct ne sentiamo assolutamente il bisogno.

Quella di Banjo-Kazooie è un’avventura stupenda e ai tempi sapeva come lasciare di stucco con il suo dettaglio tecnico impressionante, un’ampiezza dei livelli per l’epoca mastodontica, tante cose da fare e collezionabili da raccogliere a non finire. Molteplici le idee, tanto semplici quanto geniali ed avvincenti, cucite intorno ad un level design pressoché perfetto, funzionale all’esperienza che il gioco vuole offrire. La varietà è poi pazzesca e ritroviamo ambientazioni una più bella dell’altra, alcune delle quali esplorabili in volo grazie alle abilità della scaltra Kazooie. Il capolavoro targato Rare prendeva quanto fatto di buono da Shigeru Miyamoto con Super Mario 64 ed espandeva il tutto all’ennesima potenza, imbastendo però una formula peculiare e caratteristica; nel pieno del loro inconfondibile stile: ritroviamo personaggi buffi, dialoghi spassosissimi e situazioni di gioco fuori di testa. A ciò bisogna poi aggiungere i mitici collezionabili che andavano ad imprimere all’esperienza quel qualcosa in più nella componente esplorativa che nel primo mitico platform della storia mancava. Una vera e propria evoluzione, ma con una formula unica, avvincente e coinvolgente che dava vita a un collectathon eccezionale. Ogni pezzo di Jigsaw (abbreviati in Jiggy) era una piccola o grande sfida, un momento di puro ingegno creativo o di assidua ricerca e perlustrazione del luogo. A questi si affiancava la ricerca delle note musicali e dei Jinjo, nonché dei Mumbo Token da spendere dal bizzarro sciamano per le stravaganti trasformazioni, senza dimenticare gli Honeycomb Pieces per incrementare l’energia del mitico duo, nascosti nei posti più assurdi dei vari livelli.

Banjo-Kazooie

Il platform di Rare è semplicemente magnifico, variegato sotto tutti i punti di vista, tanto da non far accusare mai ripetitività. Ogni livello, ogni idea, ogni singola sezione di gioco sa essere unica e singolare, restando impressa nella memoria, questo anche grazie all’incredibile colonna sonora di Grant Kirkhope, composta da musiche allegre adattissime per il tipo di esperienza. E chi se la scorda più la trasformazione in zucca per poter entrare nel gabinetto. Oppure lo scontro con il gorillone Conga che lancia arance dal suo albero dovendo fare in modo che colpisca gli appositi pulsanti per poi affrontarlo dopo da un’altra piattaforma con un assalto a suon di uova. Ma indimenticabile più di ogni altra cosa resta per me il primo volo in Treasure Trove Cove, il secondo livello del gioco: una volta raggiunta la cima del luogo, la musica lascia spazio al fruscio del vento, ricreando una poetica e un’atmosfera che non ti aspetteresti in un platform. E che dire di Click Clock Wood, lo stage delle quattro stagioni? Che meraviglia! Rare con Banjo-Kazooie eleva inoltre all’ennesima potenza il concetto di cooperazione e infatti la coppia può contare su un gran numero di mosse realizzabili unendo le forze (ed ecco che Kazooie si ritrova a portare in spalla quello stupido orso). Ogni cosa è resa in maniera impeccabile e seppur nel sequel Mayles e soci si siano sbizzarriti ancor di più, introducendo una marea di novità, nuove mosse, la possibilità di dividere il duo, ulteriori cose da fare e trovate follemente uniche (indimenticabili le fasi in stile FPS; sì, in un platform), l’equilibrio raggiunto dal primo episodio rimane comunque maggiormente efficace, garantendo di fatto un livello qualitativo inarrivabile.

Banjo-Kazooie e Banjo-Tooie vennero inoltre rimasterizzati su Xbox 360, versioni che oltre a migliorare il migliorabile rendevano finalmente giustizia allo Stop ‘n Swop che mi aveva fatto ammattire da bambino. Ricordo ancora quando da piccolo cercavo in tutti i modi di capire come accedere all’area segreta in Treasure Trove Cove che Mumbo mostrava ai giocatori qualora avessero finito il titolo al 100%. Le provai tutte, ma niente. Era necessario Banjo-Tooie secondo gli intenti iniziali degli sviluppatori che dovettero però fare dietrofront, sfruttando le idee in seguito sulla console Microsoft. Ecco quindi che le uova e la chiave gigante rimasero un mistero per molti anni. Scoprii poi che qualcosina fosse raggiungibile sempre su Nintendo 64, ma con dei cheat appositi. Insomma, rigiocare i titoli su Xbox One grazie alla splendida Rare Replay è stato senza dubbio un bene, non per altro quella fantastica raccolta di trenta classici del team britannico risulta pure il motivo per cui acquistai prima Xbox One e solamente dopo PlayStation 4. Al suo interno inoltre vi è anche il sottovalutatissimo Banjo-Kazooie: Nuts ‘n Bolts, quello che era all’epoca (nel 2008) il nuovo capitolo su 360. Un gioco decisamente spettacolare, ma snobbato perché diverso dai classici capitoli. Io invece mi ci sono divertito, e pure tanto. Una delle esperienze più originali in circolazione; dico solo questo.

Una trilogia straordinaria che ha lasciato il segno nel mio cuore. E non vi nascondo che ogni tanto sento proprio la necessità di rigiocare il primo, unico, inimitabile Banjo-Kazooie che vi ricordo potete trovare insieme ai due sequel sia nel catalogo Xbox Game Pass che nella raccolta Rare Replay (presente anch’essa sul Pass). Un platform, stellare, al quale si fa inevitabilmente ritorno, proprio perché nessun altro esponente del genere riuscirà mai ad eguagliare un’esperienza come questa, e non perché la più bella in senso assoluto, bensì perché non c’è niente di paragonabile ad essa. Qualsiasi cosa esca vi ricorderà che per quanto meravigliosa possa essere, non è Banjo-Kazooie.

Banjo-Kazooie

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Ismaele "Isma92" Mosca

Appassionato di videogiochi sin da piccolo, al punto tale da portarlo nel tempo a scrivere per circa dieci anni per il settore videoludico. Dopo aver lasciato tutte le testate per le quali scriveva, eccolo intraprendere una nuova avventura sulle pagine di Pushbutton.it, piccola realtà nata dalla sua mente e quella di due grandi compagni di viaggio, nonché cari amici: Gennaro Schiavelli e Antonio Rodo. Retrogamer incallito e musicista, ama la pizza e la cultura nipponica ed è pronto a raccontarvi e condividere tutto quello che gli passa per la testa.