Arietta of Spirits – Recensione: uno Spirito che conosciamo troppo bene

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Di sicuro The Legend of Zelda è stato uno dei brand più rivoluzionari dell’industria videoludica, non a caso è una delle serie ad aver totalizzato più cloni ed opere derivative insieme a pochi altri titoli capostipite di un genere; qualche esempio lo possiamo fare con Metroid o Super Mario. Recentemente abbiamo potuto appurarlo anche attraverso titoli dalla mole importante e da uno studio che di certo non ha bisogno di presentazioni: Immortal: Fenyx Rising di Ubisoft ad esempio, dove la maggior critica è stata quella nei confronti della sua natura estremamente “Zeldiana” con meccaniche prese (e nemmeno modificate più di tanto) da The Legend of Zelda: Breath of The Wild.

Se il titolo di Ubisoft eredita da un The Legend of Zelda moderno ed estremamente attuale, non si può dire di certo la stessa cosa con Arietta of Spirits, il quale affonda le proprie radici negli albori del brand Nintendo, proponendo un prodotto in una totale veste retro.

Arietta of Spirits ci avrà quindi deluso o soddisfatto? La sua natura derivativa avrà compromesso il nostro giudizio oppure ha migliorato ciò che è stato il passato? Scopriamolo insieme in questa recensione.

Arietta of Spirits

Retrogaming nel 3000

L’industria dei videogiochi (soprattutto per quanto riguarda i titoli indipendenti) non ha mai definitivamente abbandonato la pixel art, ed anche in Arietta notiamo una bellezza visiva che davvero abbiamo potuto ammirare in poche produzioni. Scenari vivi ed evocativi, in pochi momenti nel corso del gioco abbiamo notato tratti più spogli, ma niente che potesse disturbare il nostro sguardo. Nonostante Arietta of Spirits sia un titolo moderno, purtroppo a causa forse di un troppo amore “old school” degli sviluppatori, difetta delle stesse problematiche che avremmo nell’affrontare oggigiorno un titolo appartenente ad un’altra epoca. La trama rimane decisamente scontata, senza raggiungere concretamente picchi di immersioni, lasciandoci quindi gustare pochi momenti davvero memorabili. Il gameplay, nonostante la solidità, è davvero legnoso e limitante: esattamente come i titoli action di stampo classico che abbiamo giocato decenni fa.

Ci saremmo aspettati qualcosa in più che svecchiasse la formula, anche se tuttavia rimane a nostro giudizio estremamente valida. La tendenza è quella di effettuare le stesse mosse o tattiche all’interno del mondo di gioco e nei combattimenti. Questo può risultare monotono, soprattutto a chi non ha masticato questa tipologia di gameplay in passato. Il mondo è molto vasto e completamente esplorabile con tante missioni secondarie da effettuare che aumentano non poco le ore effettive. La diversità dei biomi è notevole, non troveremo mai una saturazione di una determinata ambientazione; la varietà ci ha sorpresi e soddisfatti, così anche come la diversità dei nemici.

Arietta of Spirits

Tornando al gameplay effettivo, nello specifico al combat system, è bene sottolineare il funzionamento concreto: tutto si svolge in tempo reale, avremo a disposizione la nostra vita (rappresentata dai cuori) e la nostra arma principale, una spada. Dovremo quindi farci largo tra i nemici combattendo in un modo estremamente simile a quello già visto nei primi capitoli di The Legend of Zelda, con un feeling pressoché identico.

Per quanto concerne invece i nemici appartenenti al mondo degli spiriti, ci serviremo di arco che potrà lasciarci colpire gli ostili spettri.  Anche la capriola ci viene estremamente utile, soprattutto nello schivare attacchi veloci o effettuati a distanza. Durante la capriola, Arietta può comunque prendere danno se colpita.

Arietta of Spirits

Rumori spettrali

Nonostante abbiamo detto che la trama non è intricata, ma anzi molto semplice e lineare, ci sembra giusto sottolineare che l’incipit non manca di certo di inventiva. Arietta è una ragazza come tante, per le vacanze estive si recherà con la sua famiglia nell’antica casa che apparteneva alla sua nonnina oramai defunta. Una volta arrivata, la ragazzina viene presa di mira da oscure presenze che le recano fastidio e la tormentano negli incubi.

È così  che inizia la nostra storia, facendo amicizia con Arco, uno spirito benigno che ci spronerà a riportare la pace in quel luogo infestato da spettri non molto amichevoli. Arietta rimane la prescelta, colei che riesce a connettersi con il mondo degli spiriti per qualche strano motivo che scopriremo con il nostro proseguire nel gioco.

Nulla della trama però viene lasciato al caso, strutturando il canovaccio con una chiusura coerente. Inutile dire che tra le influenze principali a livello di trama abbiamo opere come: La Città Incantata ( Hayao Miyazaki – Studio Ghibli 2001), La Principessa Mononoke ( Hayao Miyazaki – Studio Ghibli 1997), davvero apprezzabili, con citazioni visive e narrative che scaldano il cuore.

 

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VOTO: 7,5

CONCLUSIONI

Al netto di alcuni difettucci, Arietta of Spirits rimane un gioco ben strutturato e consigliato a chi vuole immergersi un un’avventura coloratissima e dal mood classico. Ci saremmo aspettati qualcosa di più, ma di certo rimane un titolo divertente e molto interessante, racchiudendo in sé l’essenza di un passato che rigiochiamo sempre con molto piacere e trasporto. Il lavoro svolto da Third Spirits Games soddisfa sia vecchi che nuovi giocatori con uno spirito retro tutto suo.


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Lorenzo Longoni

È un collezionista letteralmente ossessionato dai videogames. Il suo obiettivo è diventare un po' l’Alberto Angela e un po’ la Chiara Ferragni del mondo videoludico. Sogna in futuro di combinare il lavoro di giornalista e divulgatore a quello di sviluppatore.